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21 luglio 2017

sigillata la scuola di via crespi, chiusa per amianto

Dopo lo sgombero di lunedì 1o luglio della scuola media di via Crespi, abbandonata dopo la chiusura per amianto nell'estate del 2015, l'amministrazione cittadina corre ai ripari e avvia i lavori per sigillare l'edificio.
L'edificio era diventato rifugio di una settantina di disperati che probabilmente ignoravano di occupare un edificio inquinato e pericoloso per la salute [clicca qui]. Due giorni dopo lo sgombero, associazioni e comitati locali hanno consegnato all'Amministrazione 1005 firme raccolte nel giro di pochi giorni per chiedere l'avvio dell'iter di riqualificazione della struttura e la riconsegna al quartiere, procedendo anche per lotti, a cominciare ad esempio dalla palestra.
Un'iniziativa dal basso resasi necessaria poiché la maggioranza che governa il Municipio 9 non ha inserito la ristrutturazione della scuola tra le priorità dell'anno in corso, con la conseguenza che la riqualificazione dell'edificio non è stata prevista a bilancio dal Comune.  Nel mese di giugno scorso, il Comune ha annunciato l'approvazione del progetto della prima scuola in legno di Milano [clicca qui] che verrà costruita negli spazi della scuola media Cardarelli di via Strozzi, anch'essa chiusa per amianto nell'estate del 2013 [clicca qui], più volte occupata, infine abbattuta. Un'esperienza che potrebbe essere riproposta per la Pavoni?

Di seguito il comunicato dell'Ufficio Stampa del Comune di Milano a seguito dell'avvio dei lavori di messa in sicurezza dell'edificio:


Milano, 21 luglio 2017 – Avvio al completamento della messa in sicurezza della scuola di via Crespi 40, in modo da evitare in futuro episodi di intrusioni abusive e danneggiamenti così come si sono verificati in passato.

I ponteggi sono già montati, ed entro la fine di luglio verranno sigillate tutte le finestre dei piani terra e primo con lamiere saldate su un telaio in acciaio. I lavori, per i quali è stata stanziata la somma di 160mila euro, verranno eseguiti in regime di “somma urgenza”, strumento amministrativo che, nei casi in cui si verifichino seri rischi per la salute e l'incolumità pubblica, permette l’esecuzione immediata. In questo caso specifico, la decisione è stata presa a seguito dell’ultimo sgombero di occupanti abusivi, avvenuto il 10 luglio, e alla successiva delibera di Giunta appena approvata.

Nei mesi scorsi l’Amministrazione era già intervenuta più volte sull’edificio al momento non utilizzato del Municipio 9, sbarrando gli accessi al piano terra e interrompendo la fornitura dell’energia elettrica e dell’acqua come provvedimenti deterrenti rispetto alle occupazioni, che però si sono comunque ripetute. L’ultimo intervento che resta da attuare per impedire definitivamente ogni possibilità di intrusione è, appunto, quello che sigilla anche le finestre.

Per la scuola, chiusa nel dicembre 2015 [la scuola fu chiusa nell'estate del 2015, ndr] per la presenza di amianto, esiste già un progetto di bonifica e ristrutturazione che sta seguendo il regolare iter amministrativo per poter essere realizzato.

29 giugno 2017

raccolta di firme per la scuola pavoni, chiusa per amianto

Della Scuola Media Pavoni, chiusa per amianto, ci siamo occupati fin dall'agosto del 2015, non appena il trasferimento della scuola fu comunicato dalla Dirigenza alle famiglie senza indicarne la motivazione. Il termine amianto, non a torto, fa molta paura e si utilizza con cautela [clicca qui].
Come noto, la scuola era stata dichiarata “libera da amianto” dopo le verifiche del 2012 e del 2014. In questi stessi anni era stato effettuato il consolidamento della facciata e il rifacimento del refettori. Successivamente si erano resi necessari ulteriori lavori di manutenzione (sistemazione delle pareti di cartongesso delle aule, delle finestre, dei bagni). Ma  nella primavera del 2015 i lavori furono interrotti poiché la ditta incaricata dei lavori aveva segnalato la presenza di materiale sospetto. 
I rilievi confermarono che si trattava di amianto di tipo floccato, ovvero spruzzato sul soffitto e sulle colonne della scuola, classificato in rischio Versar 1, il livello più elevato. 
La scuola fu chiusa, le 8 classi della scuola media Pavoni trasferite al secondo piano del plesso di via Crespi 1, sede della scuola elementare Lambruschini (la scuola Pavoni era anche sede del CPIA 5 - Centro Provinciale Istruzione Adulti - trasferito presso i locali del Comune di viale Zara 100) [clicca qui].
Presso la sede dell'allora Consiglio di Zona 9 (oggi Municipio) si svolse nel settembre 2015 un incontro con l’Assessora ai Lavori Pubblici Maria Carmela Rozza e con l’Assessore Educazione e Istruzione Francesco Cappelli ai quali sottoponemmo 14 domande [clicca qui].
Fu chiaro fin da subito, a nostro parere, che il destino dell'edificio era segnato. Troppo importante l'investimento, circa 8 milioni di euro la cifra per il risanamento conservativo del plesso scolastico di via Crespi 40.
Anche se concordiamo nella necessità di guardare avanti, sarebbe interessante comprendere come mai nel 2012 la Pavoni fu dichiarata libera da amianto. Oltre al tema della tutela della salute (tutto da verificare), è da rilevare un danno economico non indifferente: successivamente al controllo l'Amministrazione effettuò dei lavori di manutenzione straordinaria per una spesa di circa 1,3 milioni di euro, spesa rivelatasi, con il senno di poi, del tutto inutile.
All'allora Assessora Rozza sottoponemmo il tema delle responsabilità. Sussistevano i presupposti per avviare eventuali procedure a tutela degli interessi dell'amministrazione (le verifiche presso le scuole milanesi, compreso la Pavoni, furono effettuate dalla società Veram Srl)?
Poche settimane dopo la pubblicazione dei nostri post, fummo contattati da una famiglia che aveva appena perso un figlio appena trentenne. Ci raccontò di una morte terribile, determinata da mesotelioma pleurico maligno, neoplasia associata all'esposizione all'amianto. Il ragazzo aveva frequantato la scuola media Pavoni. Un caso? Una coincidenza? Probabile. Anche se non è semplice appurarlo, è certo che Paolo (nome di fantasia), abbia incrociato l’amianto in età scolare.  Sono la sua giovane età e le statistiche a indicarlo. Il ragazzo potrebbe aver inalato le fibre ovunque. Impossibile determinare quando e dove. Ma ci colpì questa coincidenza: la chiusura della scuola media frequentata da Paolo vent’anni prima e gli ultimi giorni di Paolo che si sovrappongono tragicamente [clicca qui].
Così come ci colpirono le preoccupazioni di un professore della scuola media Pavoni che nel suo blog, appresa la notizia della chiusura della scuola, espresse  i timori di chi in quella scuola aveva insegnato raccontando un recente episodio: “l’anno scorso un alunno ha spinto un suo compagno contro la parete e, puffete!, la parete s’è aperta come fecero le acque con Mosè. C’è da riflettere, no?” [clicca qui].

Negli ultimi mesi la scuola Pavoni è tornata a far parlare di sè. L'edificio, abbandonato a stesso, è diventato rifugio di sbandati, senza tetto, disperati. La struttura è stata vandalizzata, è stato anche segnalato un principio di incendio.

La maggioranza che governa il Municipio 9 non ha ritenuto di inserire la ristrutturazione della scuola Pavoni tra le principali priorità e il Comune di Milano, sulla base di questa scelta, non ha inserito a bilancio la riqualificazione dell'edificio. Ma questa è storia recente, sulla quale torneremo con maggiori dettagli.
E' a questo punto che alcuni consiglieri del Municipio 9 con l'Associazione Genitori Scuola Pavoni [clicca qui], la dirigente del comprensivo Maffucci, l'oratorio Pavoni, la Parrocchia S.Giovanni Ev., Ancora Store e altre realtà territoriali, hanno organizzato una raccolta di firme per chiedere al Comune di intraprendere l'iter di bonifica e riqualificazione dell'edificio scolastico.
Raccolta di firme che sosteniamo con convinzione. Al momento i punti di raccolta sono i seguenti:
- Ancora Store di via Pavoni ang. B. Crespi;
- bar parrocchiale via Pavoni 10;
- panificio Il Forno di Alloni in via Imbonati 73;
- cartoleria di via Imbriani 40;
- edicolandia di via prestinari 6;
- Uroburo di via Thaon di Revel 19.


Per chi volesse conoscere meglio la situazione e firmare più informato, segnaliamo un incontro venerdì 30 giugno dalle 18:00 alle 19:00 presso Ancora Store in via Pavoni 12 (ang. Via Crespi). 


16 giugno 2017

milano, approvato il progetto per la prima scuola in legno

L’approvazione del progetto definitivo apre la strada allo sviluppo dell’esecutivo e al conseguente avvio dei lavori, in modo da poter restituire la scuola alla sua zona di appartenenza entro la fine del 2018.

Milano, 16 giugno 2017 – È iniziato il conto alla rovescia per la ricostruzione della scuola di via Strozzi, nel Municipio 6, che rientra nel novero delle sei strutture che saranno costruite ex novo di cui tre (Strozzi, Brocchi e Viscontini) interamente in legno. L’approvazione del progetto definitivo da parte della Giunta apre la strada allo sviluppo dell’esecutivo e al conseguente avvio dei lavori, previsto per questo autunno, in modo da poter restituire la scuola alla sua zona di appartenenza entro la fine del 2018.
Risparmio energetico, bioedilizia, tecnologia a basso impatto ambientale, ampie aree verdi, spazi nuovi e diversi per favorire la socializzazione, l’insegnamento e l’apprendimento: la scuola che verrà sarà funzionale ed innovativa, ideata per sperimentare un diverso modello scolastico e per innovare, insieme agli schemi didattici, anche quelli di aggregazione e di relazionalità a partire dai più piccoli. Il nuovo edificio, che darà seguito all’accordo stipulato nel 2014 tra il Comune e Federlegno, comprenderà vari laboratori, una palestra con spalti, un parco sportivo esterno, una biblioteca e un auditorium da 100 posti con accessi indipendenti dal corpo scuola, quindi accessibili anche dall’esterno. Sarà questo, infatti, il primo vero auditorium comunale del Municipio 6. Il progetto prevede anche possibili future espansioni, in caso si rendessero necessarie, quali una primaria e una materna integrate nell’area del parco.
La scuola secondaria di primo grado ‘Cardarelli’ era stata chiusa per amianto nel 2012 e le sue 18 classi sono state trasferite da allora in via Scrosati. I lavori di demolizione e successiva ricostruzione sono andati a gara in due lotti distinti: conclusa la prima parte, prende ora ufficialmente il via l’iter di ricostruzione, che sarà in capo alla Damiani Costruzioni srl su progetto della ATIproject di Pisa, per un importo pari a 11,8 milioni di euro. 
Ufficio Stampa Comune di Milano

12 maggio 2017

milano, l'appello al sindaco degli studenti della Mameli dopo ennesimo crollo:

La scuola di via Linneo è in gran parte inagibile dopo una serie di crolli che si sono verificati negli ultimi mesi. I ragazzi al sindaco: ''Non vogliamo rientrare in una scuola pericolosa''

"Egregio Sindaco Sala, siamo gli studenti dell'istituto comprensivo Linneo. Vorremmo che lei leggesse la nostra lettera, perché crediamo molto nelle istituzioni. I nostri genitori ci dicono che rischiamo di illuderci, che succede che le singole voci cadano nel vuoto, ma noi vogliamo continuare a pensare che Lei e le persone che lavorano con Lei abbiano un occhio di riguardo per le nuove generazioni". Comincia così una lettera aperta consegnata questa mattina al sindaco dai ragazzi della scuola media "Mameli" di via Linneo 2, zona Sempione, in gran parte inagibile dopo una serie di crolli che si sono verificati negli ultimi mesi.
"Ci hanno detto che è pericoloso, così ci hanno diviso e tutte le attività didattiche sono state interrotte, perché tutti gli spazi utili, i nostri, quelli del plesso di via Moscati e di via Monviso, sono utilizzati per accogliere i nostri compagni - continua la lettera - Caro Sindaco, noi sappiamo che questa è un'emergenza, non ci lamentiamo. Ma siamo preoccupati, e per questo ci rivolgiamo a lei che dovrebbe aiutare i nostri genitori a garantire la nostra sicurezza. Anzi, siamo addirittura impauriti, perché dopo i crolli del controsoffitto della palestra e dell'intonaco dei corridoi, che potevano farci molto male, noi non sappiamo cosa può accadere".
Gli studenti hanno incontrato Sala durante un consiglio di zona dei ragazzi presso il municipio 8 e diverse iniziative di protesta sono programmate per i prossimi giorni.  "Abbiamo bisogno del Suo aiuto: ci aiuti a far capire a chi non vuole sentirci che non vogliamo rientrare in una scuola pericolosa, che ci costringe a sobbalzare ad ogni scricchiolio, a guardare in alto per il timore che qualcosa ci caschi addosso. Noi vogliamo diventare cittadini responsabili e stiamo studiando per poter dare un domani il nostro contributo a questa società. Le chiediamo di darci il buon esempio, di farci vedere concretamente come si comporta un'amministrazione che ci considera preziosi, come prezioso dovrebbe essere ogni ragazzo. In fondo Vi chiediamo solo di poter andare a scuola tranquilli e di poter studiare in pace".

La situazione di infiltrazioni diffuse e gravi alla scuola Mameli era nota dal 2015 agli uffici tecnici del Comune, anno di realizzazione di analisi termografiche che avevano evidenziato lo stato pessimo di intonaci e murature. 
"Nessuna analisi era stata condotta però sulle palestre, si diceva, in quanto reso impossibile dalla presenza del controsoffitto che avrebbe dovuto essere smontato. Peccato però che da quei soffitti si sapeva entrare acqua al punto da evitare di accendere le luci in palestra, per evitare rischio grill elettrico - spiega Nathalie Licciardello, uno dei genitori della scuola - In autunno abbiamo avuto un crollo devastante e ancora non venne eseguita nessuna rivalutazione dell'edificio. I ragazzi vanno a scuola nonostante altri micro crolli in classe, attendiamo la bonifica dell'amianto, ma dopo l'ultimo cedimento a fine aprile la scuola viene chiusa al 70 per cento. I ragazzi vengono fatti entrare solo al pianterreno che però  dopo altri 15 giorni viene riconosciuto 'a rischio crolli' grazie alle nuove termografie, finalmente, e vengono eseguiti, all'insaputa dei genitori, nuovi rattoppi con reti. Insomma si continua ad entrare in una scuola senza che sia messa, almeno provvisoriamente, in sicurezza nella sua interezza".
Mercoledì mattina tutti gli alunni e i genitori faranno una manifestazione davanti alla scuola indossando caschetti anti infortunistica e sperando nell'arrivo della vicesindaca Anna Scavuzzo, che ha anche la delega alla scuola.

http://milano.repubblica.it/cronaca/2017/05/12/news/milano_scuola-165286572/
Rita Dazzi, 12 maggio 2017

6 aprile 2017

l’aquila, otto anni dopo il terremoto ancora a scuola nei moduli provvisori (di alex corlazzoli)

Silvia Frezza, maestra e referente del comitato per il superamento dei "moduli ad uso scolastico provvisorio": "Ci sono problemi al riscaldamento e al sistema fognario. E gli infissi cadono a pezzi". Cialente: "Soldi stanziati, ma il governo non ce li dà. E per colpa delle lungaggini burocratiche non è partita alcuna opera pubblica”




Sono passati otto anni dal 6 aprile 2009 ma all’Aquila 6mila bambini vanno ancora a scuola in scatole di latta. Sono i Musp, i moduli ad uso scolastico provvisorio. Dovevano essere strutture temporanee a disposizione all’indomani del terremoto, ma l’emergenza si è trasformata in regola che dura da oltre 2.900 giorni. Non esiste una sola scuola che sia stata ricostruita dov’era prima del sisma. Basta fare un giro nel centro storico della città per vedere con i propri occhi i lucchetti ai cancelli della media statale “Carducci” o al centro professionale “Don Bosco”. Cittadinanzattiva, grazie a un reportage fotografico realizzato a inizio 2016 con il fotografo Rocco Rorandelli, ha deciso di mostrarle una ad una.
L’istituto alberghiero “Da Vinci” ha un’ala che resta inutilizzabile, solo la parte non danneggiata continua ad ospitare studenti, ma dal 2010 la palestra in fase di realizzazione è sotto sequestro. Alla primaria “Francesco Rossi” a Paganica, una parte della popolazione studentesca è rientrata mentre un’altra sta ancora nei moduli provvisori. Il liceo classico a palazzo Quinzi non esiste più: là dentro è tutto distrutto. Le uniche scuole pubbliche che sono tornate a vivere, in un luogo diverso da dov’erano, realizzate ex novo, sono la “Roio”, costruita grazie ai fondi della Caritas e la scuola dell’infanzia a Case di Bazzano donata dalla Fiat. La “Mariele Ventre” nel quartiere periferico di Pettino e la scuola di Arischia, frazione dell’Aquila, sono state demolite e ora saranno ricostruite.
“Siamo ancora all’anno zero. Nei Musp ci sono scuole dell’infanzia, primarie, medie ma anche secondarie di secondo grado: c’è il liceo musicale, l’alberghiero. Questa dislocazione dei Musp in periferia – spiega Silvia Frezza, maestra che insegna in una di queste scatole di latta alla “Rodari”, nella frazione Sassa – costringe i genitori a fare ogni giorno un grande raccordo anulare per raggiungere le scuole”. Ma questo non è l’unico problema. “Abbiamo problemi di riscaldamento, al sistema fognario, gli infissi cadono a pezzi. C’è un bisogno di manutenzione continua e quindi un dispendio di soldi per strutture provvisorie. Ma per quanti anni dovremo restare in questi container?”, domanda la maestra rivolta alle istituzioni.
Silvia Frezza, oltre che docente, è anche referente del Comitato “Oltre il Musp”. “Tutti hanno promesso: il sindaco Massimo Cialente ma anche tutti gli altri enti. L’ultima vicenda riguarda il Masterplan della nostra futura scuola. C’è stato un percorso partecipato fatto con l’architetto Mario Cucinella. A marzo 2016 abbiamo depositato il Masterplan in Comune ma non si è mosso niente. Il cronoprogramma prevede 178 settimane. E’ passato un anno ma non abbiamo visto ancora nemmeno gli espropri dei terreni. Eppure i soldi, secondo il Comune ci sono: sarebbero 44 milioni. Perché non iniziano ad usarli?”.
Il primo cittadino Cialente prova a spiegare: “Oggi non è una bella giornata. Torna tutto a galla, non solo quella notte ma anche questi otto anni. E’ vero, non è stata rifatta una scuola ma la vicenda va spiegata. Il governo Berlusconi nel 2010 emanò un provvedimento con il quale destinò 258 milioni di euro alla ricostruzione delle scuole del cratere e alla messa in sicurezza delle scuole d’Abruzzo. L’allora presidente della Regione Gianni Chiodi – che era anche commissario delegato per la ricostruzione – distribuì quei soldi agli istituti della regione ma non al cratere. Una scelta per mettere in sicurezza le scuole d’Abruzzo. A noi all’Aquila non arrivò nulla”.
Tre anni dopo, nel 2013, arrivano 44 milioni: “Sono di competenza per il nostro Comune ma si tratta di soldi che non sono ancora in cassa. Oggi ne abbiamo sedici, gli altri sono ancora nelle mani del governo. Io sto chiedendo i soldi per fare i progetti. In questo momento avrei potuto rifare alcune scuole ma sono rimasto bloccato dalle lungaggini burocratiche”, spiega il primo cittadino. Ma questo non è l’unico tema: “Abbiamo dovuto rifare ripetutamente le gare d’appalto. Lo scorso anno è uscito un nuovo decreto, entrato in vigore il 19 aprile. Ho dovuto ritirare i bandi e rifarli sulla scorta di questo nuovo provvedimento. Abbiamo ricominciato per la quarta volta l’iter per rifare il bando. Questa situazione non riguarda solo le scuole. All’Aquila non è partita alcuna opera pubblica”.
La situazione è andata meglio altrove. Secondo i dati dell’Ufficio speciale per la ricostruzione dei comuni del cratere per quanto riguarda il piano scuole il 40,9% degli interventi previsti è in fase di esecuzione. Resta un 38,7% di edifici ancora in progettazione. Proprio ieri Cittadinanzattiva, in occasione del premio “Vito Scafidi”, ha denunciato, alla presenza della ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli, che su oltre 19mila scuole situate in zona a rischio sismico, di 14.270 non si sa se siano adeguate sismicamente. “Inoltre, dei 187 milioni di euro raccolti con l’otto per mille del 2016 a gestione statale di cui, approssimativamente, 37,4 per l’edilizia scolastica, non sappiamo – ha spiegato Adriana Bizzarri – quale utilizzo sia stato fatto. La legge 107/2015 ha nei fatti vanificato l’opzione di destinarli all’adeguamento sismico e all’efficientamento energetico, modificandone la procedura e affidando tale erogazione ad apposito decreto ministeriale del Miur”.
di Alex Corlazzoli, il fatto quotidiano, 6 aprile 2017 
 
- il nostro post del 2015: [clicca qui]

27 marzo 2017

scuola, la camera ordina indagine antisismica su strutture a rischio terremoto (di alex corlazzoli)

A deciderlo è la commissione Ambiente di Montecitorio presieduta da Ermete Realacci che ha accolto due emendamenti al decreto Terremoto proposti dall’onorevole Gianluca Vacca del Movimento 5 Stelle. L'atto parlamentare propone di estendere l’intervento agli edifici nelle zone 1 e 2 ovvero in Abruzzo, Campania, Calabria, Friuli e tutto il dorso appenninico

Entro un anno tutte le scuole italiane nelle zone a maggior rischio terremoto dovranno fare un’indagine sulla vulnerabilità sismica. Di fronte alle aule crollate a causa dei terremoti in quest’ultimi anni, il Governo corre ai ripari stanziando 100 milioni di euro per avere dei dati precisi. L’obiettivo è programmare interventi sulla base di una priorità dettata dalla fotografia che emergerà da questa indagine.
A deciderlo è la commissione Ambiente della Camera presieduta da Ermete Realacci che ha accolto due emendamenti al Decreto Terremoto proposti dall’onorevole Gianluca Vacca del Movimento 5 Stelle. L’atto parlamentare propone di estendere l’intervento non solo alle scuole situate all’interno del “cratere” ma a tutte quelle che sono nelle zone 1 e 2 ovvero in Abruzzo, Campania, Calabria, Friuli e tutto il dorso appenninico.  Numeri ufficiali non sono stati ancora forniti ma secondo Realacci stiamo parlando della maggior parte degli istituti: “Non abbiamo un dato preciso su quante dovranno fare le indagini ma oltre il 50% delle scuole è stato costruito prima che venissero emanate norme antisismiche”.
A detta dell’onorevole Vacca solo in Abruzzo il 75% delle scuole non è a norma. Dall’altro canto i numeri a disposizione presi dall’anagrafe nazionale dell’edilizia scolastica ci dicono che la verifica sismica è stata eseguita solo nel 9% degli edifici che si trovano nella zona a rischio. “Queste indagini  – dice Realacci – vanno fatte bene, non dev’essere una pratica burocratica. Nella legge di Stabilità ho tentato di far attivare il credito d’imposta anche per questo fine ma non sono riuscito. Abbiamo stanziato 100 milioni per questo obiettivo. Servono tempi rapidi ecco perché abbiamo stabilito come termine giugno 2018”.
Soddisfatto anche il Movimento 5 Stelle che sottolinea l’importanza di queste indagini. “Non esiste una classificazione univoca che stabilisca se una scuola è o meno a norma secondo i parametri antisismici – dice Vacca – Ho parlato con dei sindaci che mi hanno riferito di avere delle scuole con un indice di vulnerabilità dello 0,2 ma non sono in grado di chiudere le strutture. Ci sono scuole in Abruzzo con un indice che arriva a 0,15. Manca il criterio che stabilisca la soglia entro la quale una scuola non è agibile dal punto di vista antisismico. C’è la legge per l’adeguamento antisismico che stabilisce la conformità o meno di un edificio ma non riguarda l’indice di vulnerabilità che fa una diagnosi dello stato di costruzione in maniera più accurata. C’è bisogno di un intervento: noi abbiamo presentato una proposta che fissa a 0,65 la soglia minima sotto la quale un edificio non è agibile”.
Una proposta nata soprattutto su richiesta di molti primi cittadini che oggi si trovano di fronte alla scelta di chiudere una scuola per poi magari avere le lamentele delle famiglie costrette a trasferire altrove i loro figli. Intanto entro giugno del prossimo anno saranno completate le indagini antisismiche. I dati che emergeranno saranno un elemento utile anche per l’unità di missione di palazzo Chigi che lavora sull’edilizia scolastica.
 
di Alex Corlazzoli, il fatto quotidiano, 27 marzo 2017

17 marzo 2017

scuole d'amianto: a roma il docufilm "asbeschool"

"AsbeSchool – stop amianto a scuola” realizzato, dopo due anni di ricerche e di indagini, dalla giornalista Stefania Divertito e con la regia di Luca Signorelli. Finanziato dal crowdfunding, e in parte autoprodotto, sarà proiettato in anteprima nazionale il 27 marzo alla Camera

Sono 2400 le scuole italiane con amianto. Circa 350 mila tra studenti, insegnanti e personale amministrativo esposti al rischio. Solo tra 30, 40 anni, potranno capire se la contaminazione c’è stata. Ed è una strage silenziosa figlia della burocrazia e della noncuranza.
Di tutto questo si parla del documentario “AsbeSchool – stop amianto a scuola” realizzato, dopo due anni di ricerche e di indagini, dalla giornalista Stefania Divertito e con la regia di Luca Signorelli.
Finanziato dal crowdfunding, e in parte autoprodotto, “AsbeSchool” sarà proiettato in anteprima nazionale il 27 marzo alle ore 10 alla Camera dei Deputati (Sala della Regina, Palazzo Montecitorio) nell’ambito di un convegno sui 25 anni della legge sull’amianto che vede tra i partecipanti: Ezio Bonanni, presidente Osservatorio Nazionale Amianto, Salvatore Garau, Afeva, il magistrato Bruno Giordano, consulente per la redazione del testo unico sull’amianto del governo, Valerio Gennaro, epidemiologo, dirigenti del ministero dell’Ambiente e della Salute.
Asbeschool è un reportage e un documentario di inchiesta: gli autori hanno girato tra Bari, Firenze, Casale Monferrato, Rosignano, Sardegna, Roma.
Le scuole spesso sono poco o per nulla monitorate. Perché la mappatura è incompleta e accade – come a Roma, ad esempio – che un semplice intervento di manutenzione faccia scoprire che nelle mura e nei pavimenti c’è amianto.
E adesso iniziano ad ammalarsi anche i professori. Secondo l’ultimo registro tumori sono 62 i docenti vittime dell’amianto. «È incredibile che ancora oggi ci siano studenti esposti all’amianto», denuncia il pm torinese Raffaele Guariniello, intervistato in Asbeschool. «Il problema dell’amianto nelle scuole non può essere affrontato caso per caso, per ogni singola scuola. Ma è un problema nazionale e chi ci governa deve farsene carico».

Redazione, 17 marzo 2017

14 febbraio 2017

milano, piano opere 2017: oltre 194 milioni di euro per 316 edifici

È stato presentato il piano di interventi che interesserà oltre il 60% degli edifici scolastici presenti nel Comune di Milano (316 su 504), grazie a un investimento di oltre 194 milioni di euro.

Milano, 14 febbraio 2017 – È stato presentato questa mattina dal Sindaco di Milano Giuseppe Sala, dall’assessore ai Lavori pubblici Gabriele Rabaiotti e dalla vicesindaco e assessore all’Educazione Anna Scavuzzo, all’interno del cantiere della nuova scuola che sorgerà di via Ugo Pisa 1, il piano di interventi che interesserà oltre il 60% degli edifici scolastici presenti nel Comune di Milano (316 su 504), grazie a un investimento di oltre 194 milioni di euro.

In particolare, saranno 7 le strutture ricostruite entro la prima metà del 2018, per consentire l’avvio delle iscrizioni dall’anno scolastico 2018/2019: oltre a via Pisa, infatti, i lavori interesseranno via Hermada, viale Puglie, via Strozzi, via Viscontini, via Magreglio e via Brocchi.

Il piano prevede anche lavori di manutenzione straordinaria in 90 edifici per un totale di 22,5 milioni di euro, con cui i municipi potranno far fronte alle priorità d’intervento che individueranno in ogni zona, e di manutenzione ordinaria in 135 scuole. Saranno inoltre 18 gli edifici scolastici nei quali si interverrà per l’abbattimento delle barriere architettoniche ( 2,3 milioni di euro), 5 quelli demoliti, 60 quelli interessati da certificazioni per la prevenzione incendi, mentre l’Istituto Moscati sarà sottoposto a un risanamento conservativo da 5 milioni di euro.

Rassegna stampa:
- http://milano.repubblica.it/cronaca/2017/02/14/news/milano_200_milioni_per_le_scuole_-158295050/?ref=fbplmi

6 novembre 2016

Anche a scuola si muore per amianto

È opinione diffusa che le morti per amianto, asbesto, siano riconducibili esclusivamente a particolari attività come la cantieristica navale, l’industria del cemento amianto, le industrie chimiche, le raffinerie di petrolio, il settore della difesa militare o a determinate località. Non è così. I soggetti coinvolti per motivi professionali dalle malattie correlate all’amianto appartengono ad un ampio ventaglio di attività economiche/lavorative, alcune insospettabili. L’elenco è estremamente variegato e frazionato e vedono la presenza di numerosi ambiti produttivi nei quali l’esposizione all’amianto è avvenuta per la presenza del materiale nel luogo di lavoro e non per uso diretto come chi opera nel settore della riparazione e manutenzione di autoveicoli dovute soprattutto all’esposizione indotta dalla presenza di amianto nei freni e di persone ammalate in luoghi di lavoro come la pubblica amministrazione, sanità, scuole. Abbiamo ancora plessi con scuole, tra infanzia, primaria, media inferiore e superiori, locati vicino a complessi industriali che si occupavano, fino agli anni ottanta, della lavorazione di questo minerale. La gravità della situazione deriva dal fatto che il terreno non è mai stato bonificato.
Le fibre di amianto, se inalate, possono provocare il mesotelioma da asbesto, uno dei tumori più pericolosi e con più alta incidenza di mortalità. Il mesotelioma è un tumore maligno correlato dovute all’esposizione alle fibre disperse nell’aria dell’amianto. Le neoplasie dovute all’amianto vanno ad interessare pleura, peritoneo, pericardio e tunica vaginale del testicolo. Il Mesotelioma ha una latenza temporale particolarmente elevata, quindici/quarantacinque anni e un decorso di uno/due anni. È considerato un tumore raro ed è particolarmente infausto. I dati del Registro Nazionale dei Mesoteliomi (ReNaM) mostrano aspetti di particolare interesse. Si tratta di insegnanti elementari; professori di scuola secondaria superiore; tecnici chimici; collaboratori scolastici ed assimilati. Il personale docente e non docente di scuole di vario ordine e grado ha potuto subire un’esposizione ambientale, ad amianto, presente sulle o nelle strutture edilizie (amianto spruzzato in palestre, pannellature in amianto, coibentazioni di tubazioni) soggette ad usura e/o oggetto di interventi di manutenzione come risulta dai censimenti degli usi di amianto nelle strutture pubbliche. Cartoni e tessuti di amianto potevano essere utilizzati in laboratori tecnici, esempio il DAS in polvere conteneva un’alta percentuale in peso di amianto della varietà crisotilo.
Le regioni maggiormente coinvolte sono Piemonte, Emilia-Romagna, Liguria e Toscana. Per i lavoratori del comparto istruzione appare minore, ma occorre tenere conto di altri fattori non trascurabili. È stato stimato intorno a 1/1 il rapporto fra casi di mesotelioma e casi di tumore asbesto correlato: ovvero per ogni caso di decesso dovuto a mesotelioma si rileva un decesso per tumore di altro genere correlato all’amianto. I dati del Rapporto fanno riferimento esclusivamente al personale del comparto scolastico, non agli studenti che trascorrono gran parte della loro giornata all’interno degli edifici scolastici e per i quali non esistono statistiche. Tutti accomunati dall’aver trascorso anni e anni in aule e costruzioni “imbottite” di eternit: spruzzato per coibentare le tubazioni o usato in pannelli da isolante termico e antincendio, come è avvenuto a lungo in tutti gli edifici pubblici. Nelle scuole era facile trovare cartoni e tessuti d’amianto nei laboratori tecnici e artigianali e prima che venisse commercializzato sotto forma di panetto premiscelato e pronto all’uso perfino il Das in polvere conteneva un’alta percentuale di crisotilo, il cosiddetto “amianto bianco”.
Eh… sì, insegnare, a volte, fa ammalare: ho incontrato colleghi demotivati, arrabbiati, docenti che entrano in aula con vane speranze, ho visto scuole poco accoglienti, scuole fatiscenti, scuole non a norma sulla sicurezza, scuole con pareti in cartongesso dove la mia voce si sovrapponeva a quella di un altro collega e, nel migliore dei casi, si assisteva ad una lezione in compresenza involontaria e nel peggiore dei casi, invece, si aveva una sgradevolissima cacofonia pedagogica e vocale che portava i ragazzi a una forma di ipnosi cognitiva, ho visto bagni con molteplici tele dei ragni, soffitti che talvolta lasciano cadere dolcemente un pannello come a voler accarezzare la testa di allievi ed insegnanti, quasi a voler dimostrare tanto affetto in più che fa bene all’anima.
Quando ho deciso di fare questa professione, non avrei mai pensato che l’amianto rientrasse nei miei ridottissimi privilegi. Certo, moriamo tutti di qualcosa: chi per il cuore che smette di avere la sua funzione, chi perché il cervello inizia a trasformarsi in corteccia inerte ed inutile, chi per bournaut, chi perché non ha più voglia di vivere, ma che le scuole, luogo deputato alla crescita intellettiva e culturale dei nostri bambini e adolescenti dove ogni giorno assieme a docenti e non docenti vi trascorrono tante ore potesse dare una mano così evidente alla triste mietitrice è difficile accettarlo. Negli ultimi cinquant’anni intere generazioni di studenti, di docenti e tecnici dei laboratori hanno operato in strutture dove l’amianto era ampiamente diffuso sia negli ambienti di studio e di lavoro, sia nelle attrezzature di laboratorio senza che fossero a conoscenza dei rischi che correvano anche se pensavano di sapere. La legge 257 del 1992 obbliga a verificare la presenza di amianto negli edifici pubblici come scuole, strutture sanitarie, uffici pubblici. Ulteriori norme per lo smaltimento dei materiali pericolosi sono contenute in leggi successive promulgate nel 2009 e nel 2011. La legge del 2011 ha riconosciuto anche per la prima volta il diritto dei lavoratori esposti all’amianto a un risarcimento per malattia professionale.
Si racconta che Carlo Martello banchettasse su tovaglie filate con le fibre di amianto e che, dopo il pasto, stupisse i suoi ospiti gettando la stoffa nel fuoco da cui, magicamente, la ritraeva intatta. Non mancherà di stupire sapere che, in realtà, già Plinio il Giovane aveva osservato che gli schiavi che lavoravano con il minerale di asbesto si ammalavano. Oggi è ampiamente dimostrato che la pericolosità dell’asbesto fosse nota fin dai tempi antichi e, pertanto, non possono esserci giustificazioni in merito all’impiego indiscriminato che ne è stato fatto, non soltanto nei luoghi della produzione industriale, ma anche nei luoghi pubblici come ospedali, scuole, uffici, quei luoghi che proprio per la loro funzione “pubblica”, hanno il dovere di garantire condizioni di massima sicurezza e salubrità.
di Marilena Pallareti, insegnante
2 novembre 2016
http://comune-info.net/2016/11/anche-scuola-si-muore-amianto/ 

25 agosto 2016

Scappa, curri, và a la scola: la scuola di Amatrice crolla quattro anni dopo l’adeguamento della vulnerabilità sismica

L'Istituto Omnicomprensivo "Romolo Capranica" è diventato uno dei simboli del disastroso terremoto che ha distrutto il comune di Amatrice.
Una parte dell'edificio, che ospita gli alunni dell’Infanzia, della Primaria e della Secondaria di I grado, si è sgretolata con la prima scossa. Poche ore dopo un ulteriore crollo causato da un'altra scossa. Per un caso la scuola era vuota poiché il sisma si è scatenato in una notte d'estate.
Eppure l'edificio, che risaliva al 1936, era stato ristrutturato recentemente, l'inaugurazione il 13 settembre 2012, tre anni dopo il terremoto dell'Aquila. I lavori avevano proprio riguardato l'adeguamento della "vulnerabilità sismica" ed erano durati "appena tre mesi".
Riportiamo di seguito un documento di carattere elettorale predisposto nel 2014 dalla lista che sosteneva l'attuale sindaco (Sergio Pirozzi) con il quale ripercorreva gli interventi della sua precedente amministrazione. La pagina 17 è interamente dedicata alla ristrutturazione del plesso scolastico [clicca qui per estratto delle pagine 1 e 17].

"A seguito del noto terremoto del 2009 [L'Aquila, ndr], il Comune ha commissionato uno studio per la valutazione della sicurezza sismica del proprio patrimonio immobiliare. Dalle analisi effettuate è risultato necessario intervenire con urgenza sul plesso scolastico comunale, attraverso opere di adeguamento strutturale e messa in sicurezza dell’edificio. Dopo appena tre mesi dall’inizio dei lavori, a tempo quindi di record, la scuola è stata inaugurata, permettendo così agli alunni di materne, elementari e medie di poter tornare regolarmente sui banchi a Settembre 2012. I lavori hanno riguardato l’adeguamento della vulnerabilità sismica con la fasciatura di tutti i pilastri con fibre di carbonio, il rinforzo tradizionale dei pilastri centrali, la messa in sicurezza delle tamponature esterne e delle tramezzature interne, la realizzazione dell’impianto di riscaldamento a pavimento, la sostituzione di tutti gli infissi, il rifacimento dei pavimenti e intonaci, l’ammodernamento dei bagni e la completa tinteggiatura interna ed esterna. Ora gli alunni usufruiscono di aule moderne ed efficienti, ma anche più colorate e idonee grazie anche all’acquisto di arredi,tecnologie e all’attivazione di una rete wi-fi. È stato rinnovato anche l’esterno con disegni, aforismi e la decorazione in sassi del muro che cinge la scuola. I lavori di ristrutturazione, per un importo complessivo di 511.297,68 €, sono stati finanziati dalla Regione Lazio, con un cofinanziamento da parte del Comune di 106.000 € che si è sommato al contributo da 200.000 € erogato dalla Provincia di Rieti, tramite la Regione Lazio, dopo il terremoto del 2009. In precedenza la scuola era stata anche oggetto di importanti interventi per l’abbattimento delle barriere architettoniche. È notizia di questi giorni [2014, ndr] la concessione di un finanziamento di 220.000 € da parte del competente Ministero, per la riqualificazione della palestra scolastica. È stato anche attivato il servizio di mensa scolastica per bambini della scuola primaria, al cui costo compartecipa il Comune di Amatrice, e sono stati organizzati i Centri Estivi per bambini, che prevedono la possibilità di svolgere delle attività volte alla riscoperta dei luoghi, dei mestieri e delle tradizioni locali [...]". 

I 27 bambini e la maestra di San Giuliano di Puglia nel 2002, gli 8 ragazzi e ragazze della Casa dello Studente e i 3 del Convitto Nazionale dell'Aquila nel 2009, sono dunque morti invano? 
Visto che siamo in argomento, riproponiamo un nostro post del 2015 che racconta la situazione delle scuola a L'Aquila, sei anni dopo il terremoto [clicca qui]. 
Sul muretto di ingresso della scuola di Amatrice, rimasto intatto, la scritta "Scappa, curri, và a la scola".

18 luglio 2016

La petizione per chiudere i cantieri nella scuola Muzio (Milano)

Pubblichiamo il testo della petizione promossa dai genitori della scuola Muzio di Milano con la quale si chiede all'amministrazione cittadina di portare a termine entro il prossimo 15 agosto i lavori di ristrutturazione dell'edificio scolastico. Per firmare il documento [clicca qui].


Siamo i genitori della Scuola Primaria Muratori Menotti Pio di via Muzio [di Milano]. Da quasi 2 anni il nostro istituto è coinvolto in un intervento di ristrutturazione straordinaria per l'applicazione delle misure di sicurezza e antincendio. L'appalto - che risale al 2008 - prevedeva di iniziare i lavori nel luglio 2014 e di ultimarli entro la fine dello stesso anno. Invece oggi, fine maggio 2016, la scuola vede ancora diverse aree e servizi inaccessibili perchè occupate da un cantiere che non avanza di un millimetro. I nostri ragazzi hanno subìto per due interi anni scolastici forti disagi, con un'attività scolastica menomata in molti servizi (senza laboratori, senza palestre), in un ambiente sporco e malsano oltre ogni limite del buon senso. Ancora oggi, un cortile esterno è inacessibile impedendo lo svolgimento di attività di ricreazione e didattiche all'aria aperta, mentre l'accesso alle palestre avviene attraverso corridoi con gli intonaci ammuffiti e precari. E che dire delle facciate, che nel frattempo si sono letteralmente sbriciolate davanti ai nostri occhi e sopra le nostre teste? Guardate le foto per crederci! Quel che è peggio, le imprese appaltate e la direzione lavori (affidata dal Comune di Milano all'esterno del proprio controllo diretto), da mesi si rimpallano le responsabilità del ritardo, non offrono soluzioni ai problemi denunciati e omettono di verbalizzare gli impegni che promettono negli incontri con la Direzione Scolastica. CHIEDIAMO al Comune di Milano, nella persona dell'ing Sergio Aldarese, 1) di farsi parte attiva per sbloccare immediatamente la situazione 2) di adottare ogni misura possibile per ultimare i lavori nei locali sotterranei, nei cortili, sulle facciate 3) di chiudere il cantiere e restituire interamente la scuola entro la data improrogabile del 15 agosto. VOGLIAMO RESTITUIRE LA SCUOLA AI NOSTRI BAMBINI! 

4 giugno 2016

Le scuole nel PTO 2016-2018 del Comune di Milano

Il Consiglio Comunale di Milano ha approvato nella seduta del 3 maggio 2016 il Programma triennale delle Opere Pubbliche (PTO) 2016-2017-2018 e l’Elenco Annuale Opere Pubbliche del 2016 (delibera n. 20/2016). Il Piano, che raccoglie le indicazioni dell’Assessorato ai lavori pubblici sulla manutenzione e sulle nuove opere da realizzare, prevede un impegno di 894.608.522,11 euro per il 2016, di 734.938.867,71 euro per il 2017 e di 971.530.722,97 euro per il 2018.
Poniamo la nostra attenzione sulle proposte del Settore Tecnico Scuole e Strutture Sociali in tema di edilizia scolastica. L’impegno previsto nel triennio è di 528.441.315,40 euro, così ripartiti: 232.510.000,00 euro per il 2016, 130.779.100,00 euro per il 2017 e 165.152.215,40 euro per il 2018.

Tra le nuove costruzioni sono indicate le seguenti scuole: la primaria di viale Puglie (si tratta di risanamento dell’edificio prefabbricato leggero realizzato nel 1972), l’istituto di via Adriano, la elementare di via Carnovali, la media di via Pescarenico, la media di viale Sarca, la scuola S.Elembardo, la media di via Strozzi, la elementare di via Pisa, oltre ad alcuni nidi e materne.

Segnaliamo inoltre l’indicazione del risanamento conservativo del plesso scolastico di via Crespi 40 (8 milioni di euro), ovvero la scuola Pavoni chiusa per amianto nel luglio 2015. I tempi di esecuzione del progetto preliminare, che ha priorità 2 su 3, dovrebbe essere concluso entro il 2016. L'inserimento del progetto di risamento della scuola nel PTO 2016-2018 era stato annunciato dall'Assessora ai lavori pubblici nel settembre 2015 [clicca qui] e [clicca qui].

Apprendiamo inoltre, non dal PTO citato, ma dai cartelli esposti nei pressi dell'edificio, che l'inizio dei lavori di demolizione e ricostruzione della scuola media Cassinis è previsto dal 26 maggio 2016, il termine lavori novembre 2017 [clicca qui]. 

Per i dettagli consultare il documento [clicca qui]:

- Programma triennale delle Opere Pubbliche 2016-2017-2018 da pag. 36 a pag 53 del pdf
- Elenco Annuale Opere Pubbliche 2016 da pag. 84 a pag 91 del pdf



Focus Municipio 9 – Milano

Oltre al risanamento della Pavoni, segnaliamo interventi puntuali sulle seguenti scuole:

- media di via Scialoia 9 (risanamento ambientale interno ed esterno, sistemazione copertura, superamento barriere architettoniche);

- media viale Sarca 9 (demolizione e ricostruzione;
- scuola dell’infanzia di via Pellegrino Rossi 17 (demolizione e ricostruzione).
Per i dettagli della manutenzione verificare il documento

27 maggio 2016

Istituto Comprensivo Don Orione, percorsi non conclusi (da ChiamaMilano)

Circa un anno e mezzo fa avevamo pubblicato le foto del restyling della scuola elementare di via Iseo, la primaria Caracciolo, una delle scuole che facevano parte del coordinamento Una crepa in Comune, nato nel 2010 per chiedere all'amministrazione di allora una serie di interventi anche molto urgenti negli edifici di sei scuole di zona 9. Ne abbiamo parlato più e più volte, seguendo le diverse scuole nel loro percorso, che è stato lungo ma positivo. Anche se non si è ancora del tutto concluso: la crepa, per restare in metafora, è ancora in parte aperta.
Tralasciando il "caso" della media Cassinis di Niguarda, che dopo una trafila infinita dovrebbe veder aprire i cantieri a breve, anche gli edifici che ospitano le scuole del complesso Don Orione non hanno completato il loro percorso. Lo scorso marzo il Consiglio dell'Istituto ha perciò sollecitato un aggiornamento sullo stato dei cantieri mettendo in risalto alcune criticità: ad esempio la mancanza di un montascale nell'edificio della primaria Caracciolo, necessario per ovviare alle barriere architettoniche presenti nel plesso (è utile spiegare che al piano superiore sono situati numerosi laboratori, gran parte delle classi, perché l'inserimento della scuola d'infanzia al piano terreno ha imposto una riorganizzazione degli spazi e una minore disponibilità di classi al piano terreno, dove normalmente stanno le classi prime e le classi con alunni affetti da disabilità motorie). C'è poi l'annoso problema del giardino della scuola, scarsamente fruibile e pericoloso perché il manto erboso è totalmente assente; lo spazio sterrato, fatto di asfalto deteriorato, terra battuta, sassi e radici sporgenti, è spesso causa di infortuni dei bambini ed oggi questa condizione riduce in maniera sensibile la fruibilità degli spazi.
Anche l'edificio che ospita la primaria di via Fabriano, stesso plesso, presenta criticità, relative ad esempio al cantiere di rimozione dell'amianto che si è concluso da tempo, ma non si è ancora avuta la piena disponibilità delle aree verdi interessate: "è necessario capire se e quando si avrà piena agibilità degli spazi esterni" dicono i genitori del Consiglio di Istituto.
In seguito alle segnalazioni dei genitori e del Consiglio di istituto, giovedì scorso si è svolto un sopralluogo effettuato dall'arch. Mancuso, dopo il quale è stata riconosciuta dal settore competente dell'amministrazione (Settore tecnico scuole e strutture sociali) la necessità di "dotare la scuola di un presidio  provvisorio  che possa  risolvere le eventuali necessità di accessibilità al primo piano sia per l’utenza scolastica che  per quella elettorale del prossimo mese di giugno", e forse verrà preso in prestito dalla scuola di via Veglia una sorta di "trattorino montascale" inutilizzato. Ma la domanda, dei genitori e non solo, resta: "il problema delle barriere architettoniche all'interno del seggio elettorale si presenterà ancora una o due volte entro giugno 2016, poi nulla fino ad altra tornata elettorale, ma le barriere architettoniche per la scuola, il suo personale e la sua utenza rimangono e incidono sull'attività quotidiana, quando potremo vedere affrontata e risolta questa problematica?".
Lo stesso dicasi per il rifacimento del giardino: "Non chiediamo il rifacimento del giardino per uno o due eventi all'anno che potrebbero tenersi a scuola, anziché nell'antistante centro sportivo, ma per il benessere e la sicurezza quotidiana dei nostri figli" spiega Gabriele Battagliarin, presidente del Consiglio di Istituto." E' legittimo attendersi il rifacimento dell'intero giardino, anziché della sola area giochi dedicata alla scuola d'infanzia, prima dell'avvio del prossimo anno scolastico?"
E' vero, entrambi i plessi appartenenti all'Istituto Comprensivo Don Orione - quello di via Iseo e quello di via Fabriano - hanno visto negli anni scorsi interventi che ne hanno finalmente reso dignitose le pessime condizioni in cui versavano. Perché non fare quel passo in più restituendo alla scuola tutto il suo potenziale? E chiudere davvero quella crepa, non solo rattopparla.

(da ChiamaMilano, 27 maggio 2016, senza firma) 

26 maggio 2016

Amianto nelle scuole, si litiga in Parlamento

L’ultima indagine accertata è del 2014: ed è il frutto di una ricerca del Censis che stimava in circa 2000 gli edifici scolastici afflitti dall’amianto. È da lì che è partita l’on. Annalisa Pannarale, Sinistra italiana, per presentare due emendamenti al decreto scuola appena approvato, chiedendo l’urgente bonifica delle scuole e l’aggiornamento dell’anagrafe scolastica in modo da mappare gli istituti a rischio. Una battaglia che è stata appoggiata da tutte le opposizioni, ma bocciata in Aula alla Camera da Pd e Ncd. Lo scontro si è acceso, e non solo per i contenuti, ma per i modi: in queste ore circola in rete un video con cui l’on.Simona Falvia Malpezzi (Pd) suggerisce ai sostenitori della proposta di andarsi a leggere il sito www.italiasicura.it per avere informazioni sul merito. Una risposta che non è piaciuta, e che ha scatenato i sostenitori della battaglia anti-amianto e in Cinque Stelle: «Ma cosa sta dicendo? Si faccia un tour con noi a Firenze Roma Savona Torino Oristano Bari Napoli Fabriano Trento... Anzi: venga il 29 giugno al tribunale di Firenze dove si apre il primo processo per un insegnante morto di amianto. L’aspettiamo. Noi ci saremo», scrivono Stefania Divertito e Luca Signorelli, autori del docufilm «Stop amianto a scuola» che sta documentando i casi di amianto nelle scuole italiane. Ma Malpezzi liquida la faccenda come un’inutile sovrapposizione: «Fondi già stanziati».
Il botta e risposta a distanza
In realtà non è la prima volta che Pannarale prova a presentare la sua proposta contro l’amianto a scuola: «Avevo già provato a inserire una modifica nella legge 107, ma non ci sono riuscita - spiega - Ci sono interventi strutturali molto importanti da attuare, e invece il governo continua a rimpolpare il fondo per le scuole belle: altri 64 milioni sono stati messi sugli interventi di decoro e pulizia. Che, per carità, migliorano l’aspetto delle scuole e permettono agli Lsu [lavori socialmente utili, ndr] di continuare a lavorare, ma poi hanno sicuramente rischi minori rispetto alle gravi patologie che possono svilupparsi in ambienti contaminati dall’amianto. Parliamo di oltre 300 mila studenti coinvolti», sottolinea Pannarale, che promette di tornare alla carica. Ma il Pd non ci sta: «Abbiamo stanziato quattro miliardi e mezzo per l’edilizia scolastica, e loro hanno votato sempre contro. Le regioni nella graduatoria delle priorità possono decidere di valorizzare quegli interventi: la Lombardia lo ha fatto, tant’è vero che a Milano sono state bonificate quasi tutte le scuole». Il punto è che se invece le regioni non sono così lungimiranti da usare quei soldi per correre ai ripari sulla priorità amianto, il problema finisce per essere ignorato. «Ci sono anche 550 milioni aggiuntivi stanziati, e altri 150 del decreto del fare», insiste Malpezzi. «Il governo dovrebbe scegliere le priorità», rimbalza Pannarale. Lo scontro è aperto. E intanto l’amianto continua a fare silenziosamente vittime.
I morti per amianto nelle scuole
Secondo il rapporto 2015 del registro nazionale mesoteliomi [clicca qui, ndr], con dati dell’Inail, sono state 63 le persone decedute a causa del tumore maligno causato dalla sostanza killer nell’ambito professionale dell’istruzione. Le più colpite? Le maestre delle scuole elementari (10), seguite da professori di scuola superiore (6), altre professioni intermedie nell’insegnamento (6), bidelli e simili (6), tecnici chimici (5), ricercatori, tecnici laureati e assimilati (3), professori di scuola media (3). Tutti avevano in comune un’esperienza di anni in aule e costruzioni imbottite di eternit, usato per coibentare le tubazioni o come isolante termico e antincendio. Secondo l’Osservatorio Nazionale Amianto (Ona) sono almeno 2.400 le scuole italiane che registrano la presenza di amianto.
Dov’è nascosto l’amianto: da Firenze a Roma
In molti ricordano ancora il caso dell‘Istituto «Leonardo Da Vinci» di Firenze, dove erano esposti cartelli che invitavano a camminare con prudenza per non sollevare le fibre di amianto presenti sotto al pavimento. Ma l’amianto è anche nelle pareti e nei pavimenti della scuola Iti di Firenze, nella scuola media Grazia Deledda di Oristano, nella scuola elementare di Monteverde Il Melograno a Roma, nella Falcone di piazzale Hegel, come denuncia l’inchiesta di Divertito e Signorelli. Se a Milano invece la situazione è in via di risanamento, è anche grazie all’inchiesta aperta tre anni fa dalla Procura sull’amianto nelle scuole materne e nei nidi della città. L’Ona nel capoluogo lombardo presentò un esposto, raccogliendo le preoccupazioni dei genitori, citando 22 casi, una relazione tecnica e varie testimonianze, che spinse i pm a chiedere alla Asl un’indagine per verificare la presenza dell’amianto negli asili della città. Dopo quest’indagine, il sindaco Pisapia affidò ad un responsabile amianto comunale l’incarico di monitorare e seguire la bonifica e il problema è quasi risolto. Ma Milano è, appunto, un’eccezione. A distanza di 24 anni dalla legge del ‘92 che affidava a ciascuna regione il compito di predisporre piani di protezione dell’ambiente, di decontaminazione, smaltimento e bonifica, ancora oggi ci sono solo dati parziali e cifre incerte sul numero complessivo di edifici scolastici a rischio. E sui fondi e i tempi a disposizione per cancellare questi rischi.

articolo di Valentina Santarpia, corriere.it, 25 maggio 2016 (modifica il 26 maggio 2016 | 11:41)

2 aprile 2016

La Cassazione sul crollo di Rivoli: le scuole insicure devono essere chiuse su iniziativa degli RSPP

E' il 22 novembre 2008. Durante l'intervallo delle lezioni, la porta di ingresso dell'aula 4G del Liceo Darwin di Rivoli, comune alle porte di Torino, sbatte violentemente a causa di una forte corrente d'aria. L'urto determina il cedimento di tutta la controffittatura dell'aula. Gli studenti vengono investiti dai calcinacci. A seguito del crollo, Vito Scafidi, 17 anni, muore per le ferite subite, un compagno perde l'uso delle gambe, altri sedici riportano lesioni.
Il sostituto procuratore Raffaele Guariniello, specializzato sui temi della sicurezza sul lavoro, apre un’inchiesta per omicidio e disastro colposo. Il processo di primo grado, la sentenza è del 2011, si conclude con la condanna a 4 anni di un funzionario della Provincia di Torino che negli anni '80 aveva diretto i lavori di ristrutturazione della scuola. Negli anni ottanta, a seguito del cambio di destinazione d'uso dell'edificio da seminario a scuola e del passaggio di proprietà dell'edificio alla Provincia di Torino, erano state demolite alcune stanzette e create aule ad uso scolastico al piano interessato dal crollo, in assenza di alcun rinforzo. Occorre tener conto che quello che comunemente viene chiamato "controsoffitto" era in realtà il solaio di un vano tecnico del peso di circa otto tonnellate che doveva sostenere oltre al proprio peso, già rilevante, quello dei servizi e del materiale presente, nonché quello del personale della manutenzione. Da questo la responsabilità attribuita al funzionario provinciale. Gli altri imputati, tra cui tre insegnanti che avevano svolto il ruolo di RSPP, vennero invece assolti.
Dopo due anni, il 28 ottobre 2013, la Terza Sezione della Corte d’Appello di Torino [clicca qui] conferma la condanna del funzionario provinciale, ma aggiunge quella degli architetti suoi successori per mancata preventiva valutazione dei rischi, ma anche dei tre insegnanti responsabili del servizio di prevenzione e protezione (RSPP) dell’Istituto “Darwin” con la seguente motivazione: “se di fronte al tempo di un quarto di secolo qui trascorso, dal 1984 al 2008, si fosse verificato lo stato di quel controsoffitto conoscibile, ispezionabile e monitorabile con il sovrastante vano tecnico, si sarebbero potute evidenziare, valutare e fronteggiare le sue gravi anomalie”.
La IV Sezione Penale della Corte di Cassazione ha confermato con la sentenza del 3 febbraio 2015 la condanna dei funzionari della Provincia di Torino responsabili per l'edilizia scolastica e degli insegnanti che avevano ricoperto il ruolo di RSPP.

Recentemente, il 22 marzo 2016, oltre un anno dopo la sentenza, sono state finalmente pubblicate le motivazioni della sentenza della Cassazione [clicca qui].
Ci interessa in questa sede comprendere il ruolo degli RSPP (responsabili del servizio di prevenzione e protezione) in questa vicenda e il perché delle loro condanne.
L’RSPP, in ambito scolastico, viene nominato dal Dirigente Scolastico che affida l'incarico in via prioritaria a personale interno all’istituto. I suoi compiti, stabiliti dall'art. 33 del D.Lgs. 81/2008, riguardano, in sintesi, la valutazione dei rischi, l’individuazione e l’elaborazione delle misure di prevenzione e protezione, la formulazione di proposte di programmi di informazione e formazione, l’effettuazione dell’informazione dei lavoratori e degli allievi.
Ma come mai i tre insegnanti del Liceo Darwin che svolgevano il ruolo di RSPP sono stati condannati? Come si legge nella sentenza della Cassazione, "tale figura non è destinataria ... di obblighi sanzionati penalmente; e svolge un ruolo non operativo ma di mera consulenza". Inoltre "il servizio è privo di un ruolo gestionale, decisionale". Quello che importa è che "il RSPP è destinatario di obblighi giuridici; e non può esservi dubbio che  ... egli assuma l'obbligo giuridico di svolgere diligentemente le funzioni" previste dalla legge. "Gli imputati [i tre insegnanti] ... erano astretti all'obbligo giuridico di fornire stretta collaborazione al datore di lavoro [l'istituzione scolastica] individuando i rischi lavoratori e fornendo le opportune indicazioni tecniche per risolverli" [pag. 12]. Gli RSPP sono quindi "venuti meno agli obblighi di doverosa attivazione che in primis deve consistere nell'individuare e informare riguardo i rischi ed ai fattori di rischio e nell'elaborare adeguate procedure di sicurezza" [pag. 3].
A nulla è valsa la difesa dei tre insegnanti che respingevano le proprie colpe adducendo di non avere la preparazione e le competenze per svolgere i ruolo di RSPP. La Cassazione è molto chiara in proposito: "un soggetto [che] riveste una posizione di garanzia per una funzione di protezione del garantito deve operare per assicurare la protezione richiesta dalla legge ... e non può addurre la propria ignoranza per escludere la [propria] responsabilità". Chi si ritrovasse in questa condizione, ha l'obbligo di "acquisire" le adeguate conoscenze o "di utilizzare le conoscenze di chi ne dispone o ... di segnalare al datore di lavoro la propria incapacità di svolgere adeguatamente la propria funzione" [pag. 13].
Ma quindi cosa avrebbero dovuto fare gli RSPP? Ai tre insegnanti è stato di fatto addebitato di avere ignorato l'esistenza del vano che si trovava sopra la classe 4G, di non averlo mai ispezionato malgrado una botola ne consentisse agevolemente l'accesso. Insomma, non avere ispezionato il vano ha impedito loro di verificarne lo stato e di evidenziarne le problematiche.
Concludiamo con un passaggio molto interessante della Cassazione: malgrado una scuola dipenda per gli interventi strutturali e di manutenzione da un ente (comune, provincia, ...), la stessa NON è esente da responsabilità anche nel caso in cui abbia richiesto inteventi all'Ente che non sono sono stati attuati, "incombendo comunque al datore di lavoro [la scuola] (e per lui ... al RSSP da questi nominato) l'adozione di tutte le misure rientranti nelle proprie possibilità, quali in primis la previa individuazione dei rischi esistenti e ove non sia possibile garantire un adeguato livello di sicurezza, con l'interruzione dell'attività" [pag. 12]. Se quindi la scuola non è sicura deve essere chiusa su iniziativa degli RSPP.
Una sentenza che non mancherà di far venire il mal di pancia agli RSPP delle nostre scuole, che non brillano certo dal punto di vista della sicurezza. Quanti insegnanti sono preparati ad azioni ispettive di verifica e controllo manutentivo delle componenti strutturali, edili e impiantistiche degli edifici scolastici? Quanta attenzione viene prestata dal datore di lavoro nella definizione dei ruoli di responsabilità? L'informazione e la formazione dei lavoratori e degli addetti viene effettuata in maniera adeguata? Sono stanziati fondi adeguati per garantire una verifica puntuale dei rischi e un continuo controllo delle misure messe in atto per prevenirli?

Documenti:
- Corte di Cassazione, IV Sezione Penale, 22 marzo 2016, udienza 3/2/2015 [clicca qui]
- Corte di Appello di Torino, Terza Sezione Penale, 13 gennaio 2014, n. 3541, udienza 28/10/2013 [clicca qui]
- INAIL, Gestione del sistema di sicurezza e cultura della prevenzione nella scuola, edizione 2014 [clicca qui]