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6 novembre 2016

Anche a scuola si muore per amianto

È opinione diffusa che le morti per amianto, asbesto, siano riconducibili esclusivamente a particolari attività come la cantieristica navale, l’industria del cemento amianto, le industrie chimiche, le raffinerie di petrolio, il settore della difesa militare o a determinate località. Non è così. I soggetti coinvolti per motivi professionali dalle malattie correlate all’amianto appartengono ad un ampio ventaglio di attività economiche/lavorative, alcune insospettabili. L’elenco è estremamente variegato e frazionato e vedono la presenza di numerosi ambiti produttivi nei quali l’esposizione all’amianto è avvenuta per la presenza del materiale nel luogo di lavoro e non per uso diretto come chi opera nel settore della riparazione e manutenzione di autoveicoli dovute soprattutto all’esposizione indotta dalla presenza di amianto nei freni e di persone ammalate in luoghi di lavoro come la pubblica amministrazione, sanità, scuole. Abbiamo ancora plessi con scuole, tra infanzia, primaria, media inferiore e superiori, locati vicino a complessi industriali che si occupavano, fino agli anni ottanta, della lavorazione di questo minerale. La gravità della situazione deriva dal fatto che il terreno non è mai stato bonificato.
Le fibre di amianto, se inalate, possono provocare il mesotelioma da asbesto, uno dei tumori più pericolosi e con più alta incidenza di mortalità. Il mesotelioma è un tumore maligno correlato dovute all’esposizione alle fibre disperse nell’aria dell’amianto. Le neoplasie dovute all’amianto vanno ad interessare pleura, peritoneo, pericardio e tunica vaginale del testicolo. Il Mesotelioma ha una latenza temporale particolarmente elevata, quindici/quarantacinque anni e un decorso di uno/due anni. È considerato un tumore raro ed è particolarmente infausto. I dati del Registro Nazionale dei Mesoteliomi (ReNaM) mostrano aspetti di particolare interesse. Si tratta di insegnanti elementari; professori di scuola secondaria superiore; tecnici chimici; collaboratori scolastici ed assimilati. Il personale docente e non docente di scuole di vario ordine e grado ha potuto subire un’esposizione ambientale, ad amianto, presente sulle o nelle strutture edilizie (amianto spruzzato in palestre, pannellature in amianto, coibentazioni di tubazioni) soggette ad usura e/o oggetto di interventi di manutenzione come risulta dai censimenti degli usi di amianto nelle strutture pubbliche. Cartoni e tessuti di amianto potevano essere utilizzati in laboratori tecnici, esempio il DAS in polvere conteneva un’alta percentuale in peso di amianto della varietà crisotilo.
Le regioni maggiormente coinvolte sono Piemonte, Emilia-Romagna, Liguria e Toscana. Per i lavoratori del comparto istruzione appare minore, ma occorre tenere conto di altri fattori non trascurabili. È stato stimato intorno a 1/1 il rapporto fra casi di mesotelioma e casi di tumore asbesto correlato: ovvero per ogni caso di decesso dovuto a mesotelioma si rileva un decesso per tumore di altro genere correlato all’amianto. I dati del Rapporto fanno riferimento esclusivamente al personale del comparto scolastico, non agli studenti che trascorrono gran parte della loro giornata all’interno degli edifici scolastici e per i quali non esistono statistiche. Tutti accomunati dall’aver trascorso anni e anni in aule e costruzioni “imbottite” di eternit: spruzzato per coibentare le tubazioni o usato in pannelli da isolante termico e antincendio, come è avvenuto a lungo in tutti gli edifici pubblici. Nelle scuole era facile trovare cartoni e tessuti d’amianto nei laboratori tecnici e artigianali e prima che venisse commercializzato sotto forma di panetto premiscelato e pronto all’uso perfino il Das in polvere conteneva un’alta percentuale di crisotilo, il cosiddetto “amianto bianco”.
Eh… sì, insegnare, a volte, fa ammalare: ho incontrato colleghi demotivati, arrabbiati, docenti che entrano in aula con vane speranze, ho visto scuole poco accoglienti, scuole fatiscenti, scuole non a norma sulla sicurezza, scuole con pareti in cartongesso dove la mia voce si sovrapponeva a quella di un altro collega e, nel migliore dei casi, si assisteva ad una lezione in compresenza involontaria e nel peggiore dei casi, invece, si aveva una sgradevolissima cacofonia pedagogica e vocale che portava i ragazzi a una forma di ipnosi cognitiva, ho visto bagni con molteplici tele dei ragni, soffitti che talvolta lasciano cadere dolcemente un pannello come a voler accarezzare la testa di allievi ed insegnanti, quasi a voler dimostrare tanto affetto in più che fa bene all’anima.
Quando ho deciso di fare questa professione, non avrei mai pensato che l’amianto rientrasse nei miei ridottissimi privilegi. Certo, moriamo tutti di qualcosa: chi per il cuore che smette di avere la sua funzione, chi perché il cervello inizia a trasformarsi in corteccia inerte ed inutile, chi per bournaut, chi perché non ha più voglia di vivere, ma che le scuole, luogo deputato alla crescita intellettiva e culturale dei nostri bambini e adolescenti dove ogni giorno assieme a docenti e non docenti vi trascorrono tante ore potesse dare una mano così evidente alla triste mietitrice è difficile accettarlo. Negli ultimi cinquant’anni intere generazioni di studenti, di docenti e tecnici dei laboratori hanno operato in strutture dove l’amianto era ampiamente diffuso sia negli ambienti di studio e di lavoro, sia nelle attrezzature di laboratorio senza che fossero a conoscenza dei rischi che correvano anche se pensavano di sapere. La legge 257 del 1992 obbliga a verificare la presenza di amianto negli edifici pubblici come scuole, strutture sanitarie, uffici pubblici. Ulteriori norme per lo smaltimento dei materiali pericolosi sono contenute in leggi successive promulgate nel 2009 e nel 2011. La legge del 2011 ha riconosciuto anche per la prima volta il diritto dei lavoratori esposti all’amianto a un risarcimento per malattia professionale.
Si racconta che Carlo Martello banchettasse su tovaglie filate con le fibre di amianto e che, dopo il pasto, stupisse i suoi ospiti gettando la stoffa nel fuoco da cui, magicamente, la ritraeva intatta. Non mancherà di stupire sapere che, in realtà, già Plinio il Giovane aveva osservato che gli schiavi che lavoravano con il minerale di asbesto si ammalavano. Oggi è ampiamente dimostrato che la pericolosità dell’asbesto fosse nota fin dai tempi antichi e, pertanto, non possono esserci giustificazioni in merito all’impiego indiscriminato che ne è stato fatto, non soltanto nei luoghi della produzione industriale, ma anche nei luoghi pubblici come ospedali, scuole, uffici, quei luoghi che proprio per la loro funzione “pubblica”, hanno il dovere di garantire condizioni di massima sicurezza e salubrità.
di Marilena Pallareti, insegnante
2 novembre 2016
http://comune-info.net/2016/11/anche-scuola-si-muore-amianto/ 

25 agosto 2016

Scappa, curri, và a la scola: la scuola di Amatrice crolla quattro anni dopo l’adeguamento della vulnerabilità sismica

L'Istituto Omnicomprensivo "Romolo Capranica" è diventato uno dei simboli del disastroso terremoto che ha distrutto il comune di Amatrice.
Una parte dell'edificio, che ospita gli alunni dell’Infanzia, della Primaria e della Secondaria di I grado, si è sgretolata con la prima scossa. Poche ore dopo un ulteriore crollo causato da un'altra scossa. Per un caso la scuola era vuota poiché il sisma si è scatenato in una notte d'estate.
Eppure l'edificio, che risaliva al 1936, era stato ristrutturato recentemente, l'inaugurazione il 13 settembre 2012, tre anni dopo il terremoto dell'Aquila. I lavori avevano proprio riguardato l'adeguamento della "vulnerabilità sismica" ed erano durati "appena tre mesi".
Riportiamo di seguito un documento di carattere elettorale predisposto nel 2014 dalla lista che sosteneva l'attuale sindaco (Sergio Pirozzi) con il quale ripercorreva gli interventi della sua precedente amministrazione. La pagina 17 è interamente dedicata alla ristrutturazione del plesso scolastico [clicca qui per estratto delle pagine 1 e 17].

"A seguito del noto terremoto del 2009 [L'Aquila, ndr], il Comune ha commissionato uno studio per la valutazione della sicurezza sismica del proprio patrimonio immobiliare. Dalle analisi effettuate è risultato necessario intervenire con urgenza sul plesso scolastico comunale, attraverso opere di adeguamento strutturale e messa in sicurezza dell’edificio. Dopo appena tre mesi dall’inizio dei lavori, a tempo quindi di record, la scuola è stata inaugurata, permettendo così agli alunni di materne, elementari e medie di poter tornare regolarmente sui banchi a Settembre 2012. I lavori hanno riguardato l’adeguamento della vulnerabilità sismica con la fasciatura di tutti i pilastri con fibre di carbonio, il rinforzo tradizionale dei pilastri centrali, la messa in sicurezza delle tamponature esterne e delle tramezzature interne, la realizzazione dell’impianto di riscaldamento a pavimento, la sostituzione di tutti gli infissi, il rifacimento dei pavimenti e intonaci, l’ammodernamento dei bagni e la completa tinteggiatura interna ed esterna. Ora gli alunni usufruiscono di aule moderne ed efficienti, ma anche più colorate e idonee grazie anche all’acquisto di arredi,tecnologie e all’attivazione di una rete wi-fi. È stato rinnovato anche l’esterno con disegni, aforismi e la decorazione in sassi del muro che cinge la scuola. I lavori di ristrutturazione, per un importo complessivo di 511.297,68 €, sono stati finanziati dalla Regione Lazio, con un cofinanziamento da parte del Comune di 106.000 € che si è sommato al contributo da 200.000 € erogato dalla Provincia di Rieti, tramite la Regione Lazio, dopo il terremoto del 2009. In precedenza la scuola era stata anche oggetto di importanti interventi per l’abbattimento delle barriere architettoniche. È notizia di questi giorni [2014, ndr] la concessione di un finanziamento di 220.000 € da parte del competente Ministero, per la riqualificazione della palestra scolastica. È stato anche attivato il servizio di mensa scolastica per bambini della scuola primaria, al cui costo compartecipa il Comune di Amatrice, e sono stati organizzati i Centri Estivi per bambini, che prevedono la possibilità di svolgere delle attività volte alla riscoperta dei luoghi, dei mestieri e delle tradizioni locali [...]". 

I 27 bambini e la maestra di San Giuliano di Puglia nel 2002, gli 8 ragazzi e ragazze della Casa dello Studente e i 3 del Convitto Nazionale dell'Aquila nel 2009, sono dunque morti invano? 
Visto che siamo in argomento, riproponiamo un nostro post del 2015 che racconta la situazione delle scuola a L'Aquila, sei anni dopo il terremoto [clicca qui]. 
Sul muretto di ingresso della scuola di Amatrice, rimasto intatto, la scritta "Scappa, curri, và a la scola".

18 luglio 2016

La petizione per chiudere i cantieri nella scuola Muzio (Milano)

Pubblichiamo il testo della petizione promossa dai genitori della scuola Muzio di Milano con la quale si chiede all'amministrazione cittadina di portare a termine entro il prossimo 15 agosto i lavori di ristrutturazione dell'edificio scolastico. Per firmare il documento [clicca qui].


Siamo i genitori della Scuola Primaria Muratori Menotti Pio di via Muzio [di Milano]. Da quasi 2 anni il nostro istituto è coinvolto in un intervento di ristrutturazione straordinaria per l'applicazione delle misure di sicurezza e antincendio. L'appalto - che risale al 2008 - prevedeva di iniziare i lavori nel luglio 2014 e di ultimarli entro la fine dello stesso anno. Invece oggi, fine maggio 2016, la scuola vede ancora diverse aree e servizi inaccessibili perchè occupate da un cantiere che non avanza di un millimetro. I nostri ragazzi hanno subìto per due interi anni scolastici forti disagi, con un'attività scolastica menomata in molti servizi (senza laboratori, senza palestre), in un ambiente sporco e malsano oltre ogni limite del buon senso. Ancora oggi, un cortile esterno è inacessibile impedendo lo svolgimento di attività di ricreazione e didattiche all'aria aperta, mentre l'accesso alle palestre avviene attraverso corridoi con gli intonaci ammuffiti e precari. E che dire delle facciate, che nel frattempo si sono letteralmente sbriciolate davanti ai nostri occhi e sopra le nostre teste? Guardate le foto per crederci! Quel che è peggio, le imprese appaltate e la direzione lavori (affidata dal Comune di Milano all'esterno del proprio controllo diretto), da mesi si rimpallano le responsabilità del ritardo, non offrono soluzioni ai problemi denunciati e omettono di verbalizzare gli impegni che promettono negli incontri con la Direzione Scolastica. CHIEDIAMO al Comune di Milano, nella persona dell'ing Sergio Aldarese, 1) di farsi parte attiva per sbloccare immediatamente la situazione 2) di adottare ogni misura possibile per ultimare i lavori nei locali sotterranei, nei cortili, sulle facciate 3) di chiudere il cantiere e restituire interamente la scuola entro la data improrogabile del 15 agosto. VOGLIAMO RESTITUIRE LA SCUOLA AI NOSTRI BAMBINI! 

4 giugno 2016

Le scuole nel PTO 2016-2018 del Comune di Milano

Il Consiglio Comunale di Milano ha approvato nella seduta del 3 maggio 2016 il Programma triennale delle Opere Pubbliche (PTO) 2016-2017-2018 e l’Elenco Annuale Opere Pubbliche del 2016 (delibera n. 20/2016). Il Piano, che raccoglie le indicazioni dell’Assessorato ai lavori pubblici sulla manutenzione e sulle nuove opere da realizzare, prevede un impegno di 894.608.522,11 euro per il 2016, di 734.938.867,71 euro per il 2017 e di 971.530.722,97 euro per il 2018.
Poniamo la nostra attenzione sulle proposte del Settore Tecnico Scuole e Strutture Sociali in tema di edilizia scolastica. L’impegno previsto nel triennio è di 528.441.315,40 euro, così ripartiti: 232.510.000,00 euro per il 2016, 130.779.100,00 euro per il 2017 e 165.152.215,40 euro per il 2018.

Tra le nuove costruzioni sono indicate le seguenti scuole: la primaria di viale Puglie (si tratta di risanamento dell’edificio prefabbricato leggero realizzato nel 1972), l’istituto di via Adriano, la elementare di via Carnovali, la media di via Pescarenico, la media di viale Sarca, la scuola S.Elembardo, la media di via Strozzi, la elementare di via Pisa, oltre ad alcuni nidi e materne.

Segnaliamo inoltre l’indicazione del risanamento conservativo del plesso scolastico di via Crespi 40 (8 milioni di euro), ovvero la scuola Pavoni chiusa per amianto nel luglio 2015. I tempi di esecuzione del progetto preliminare, che ha priorità 2 su 3, dovrebbe essere concluso entro il 2016. L'inserimento del progetto di risamento della scuola nel PTO 2016-2018 era stato annunciato dall'Assessora ai lavori pubblici nel settembre 2015 [clicca qui] e [clicca qui].

Apprendiamo inoltre, non dal PTO citato, ma dai cartelli esposti nei pressi dell'edificio, che l'inizio dei lavori di demolizione e ricostruzione della scuola media Cassinis è previsto dal 26 maggio 2016, il termine lavori novembre 2017 [clicca qui]. 

Per i dettagli consultare il documento [clicca qui]:

- Programma triennale delle Opere Pubbliche 2016-2017-2018 da pag. 36 a pag 53 del pdf
- Elenco Annuale Opere Pubbliche 2016 da pag. 84 a pag 91 del pdf



Focus Municipio 9 – Milano

Oltre al risanamento della Pavoni, segnaliamo interventi puntuali sulle seguenti scuole:

- media di via Scialoia 9 (risanamento ambientale interno ed esterno, sistemazione copertura, superamento barriere architettoniche);

- media viale Sarca 9 (demolizione e ricostruzione;
- scuola dell’infanzia di via Pellegrino Rossi 17 (demolizione e ricostruzione).
Per i dettagli della manutenzione verificare il documento

27 maggio 2016

Istituto Comprensivo Don Orione, percorsi non conclusi (da ChiamaMilano)

Circa un anno e mezzo fa avevamo pubblicato le foto del restyling della scuola elementare di via Iseo, la primaria Caracciolo, una delle scuole che facevano parte del coordinamento Una crepa in Comune, nato nel 2010 per chiedere all'amministrazione di allora una serie di interventi anche molto urgenti negli edifici di sei scuole di zona 9. Ne abbiamo parlato più e più volte, seguendo le diverse scuole nel loro percorso, che è stato lungo ma positivo. Anche se non si è ancora del tutto concluso: la crepa, per restare in metafora, è ancora in parte aperta.
Tralasciando il "caso" della media Cassinis di Niguarda, che dopo una trafila infinita dovrebbe veder aprire i cantieri a breve, anche gli edifici che ospitano le scuole del complesso Don Orione non hanno completato il loro percorso. Lo scorso marzo il Consiglio dell'Istituto ha perciò sollecitato un aggiornamento sullo stato dei cantieri mettendo in risalto alcune criticità: ad esempio la mancanza di un montascale nell'edificio della primaria Caracciolo, necessario per ovviare alle barriere architettoniche presenti nel plesso (è utile spiegare che al piano superiore sono situati numerosi laboratori, gran parte delle classi, perché l'inserimento della scuola d'infanzia al piano terreno ha imposto una riorganizzazione degli spazi e una minore disponibilità di classi al piano terreno, dove normalmente stanno le classi prime e le classi con alunni affetti da disabilità motorie). C'è poi l'annoso problema del giardino della scuola, scarsamente fruibile e pericoloso perché il manto erboso è totalmente assente; lo spazio sterrato, fatto di asfalto deteriorato, terra battuta, sassi e radici sporgenti, è spesso causa di infortuni dei bambini ed oggi questa condizione riduce in maniera sensibile la fruibilità degli spazi.
Anche l'edificio che ospita la primaria di via Fabriano, stesso plesso, presenta criticità, relative ad esempio al cantiere di rimozione dell'amianto che si è concluso da tempo, ma non si è ancora avuta la piena disponibilità delle aree verdi interessate: "è necessario capire se e quando si avrà piena agibilità degli spazi esterni" dicono i genitori del Consiglio di Istituto.
In seguito alle segnalazioni dei genitori e del Consiglio di istituto, giovedì scorso si è svolto un sopralluogo effettuato dall'arch. Mancuso, dopo il quale è stata riconosciuta dal settore competente dell'amministrazione (Settore tecnico scuole e strutture sociali) la necessità di "dotare la scuola di un presidio  provvisorio  che possa  risolvere le eventuali necessità di accessibilità al primo piano sia per l’utenza scolastica che  per quella elettorale del prossimo mese di giugno", e forse verrà preso in prestito dalla scuola di via Veglia una sorta di "trattorino montascale" inutilizzato. Ma la domanda, dei genitori e non solo, resta: "il problema delle barriere architettoniche all'interno del seggio elettorale si presenterà ancora una o due volte entro giugno 2016, poi nulla fino ad altra tornata elettorale, ma le barriere architettoniche per la scuola, il suo personale e la sua utenza rimangono e incidono sull'attività quotidiana, quando potremo vedere affrontata e risolta questa problematica?".
Lo stesso dicasi per il rifacimento del giardino: "Non chiediamo il rifacimento del giardino per uno o due eventi all'anno che potrebbero tenersi a scuola, anziché nell'antistante centro sportivo, ma per il benessere e la sicurezza quotidiana dei nostri figli" spiega Gabriele Battagliarin, presidente del Consiglio di Istituto." E' legittimo attendersi il rifacimento dell'intero giardino, anziché della sola area giochi dedicata alla scuola d'infanzia, prima dell'avvio del prossimo anno scolastico?"
E' vero, entrambi i plessi appartenenti all'Istituto Comprensivo Don Orione - quello di via Iseo e quello di via Fabriano - hanno visto negli anni scorsi interventi che ne hanno finalmente reso dignitose le pessime condizioni in cui versavano. Perché non fare quel passo in più restituendo alla scuola tutto il suo potenziale? E chiudere davvero quella crepa, non solo rattopparla.

(da ChiamaMilano, 27 maggio 2016, senza firma) 

26 maggio 2016

Amianto nelle scuole, si litiga in Parlamento

L’ultima indagine accertata è del 2014: ed è il frutto di una ricerca del Censis che stimava in circa 2000 gli edifici scolastici afflitti dall’amianto. È da lì che è partita l’on. Annalisa Pannarale, Sinistra italiana, per presentare due emendamenti al decreto scuola appena approvato, chiedendo l’urgente bonifica delle scuole e l’aggiornamento dell’anagrafe scolastica in modo da mappare gli istituti a rischio. Una battaglia che è stata appoggiata da tutte le opposizioni, ma bocciata in Aula alla Camera da Pd e Ncd. Lo scontro si è acceso, e non solo per i contenuti, ma per i modi: in queste ore circola in rete un video con cui l’on.Simona Falvia Malpezzi (Pd) suggerisce ai sostenitori della proposta di andarsi a leggere il sito www.italiasicura.it per avere informazioni sul merito. Una risposta che non è piaciuta, e che ha scatenato i sostenitori della battaglia anti-amianto e in Cinque Stelle: «Ma cosa sta dicendo? Si faccia un tour con noi a Firenze Roma Savona Torino Oristano Bari Napoli Fabriano Trento... Anzi: venga il 29 giugno al tribunale di Firenze dove si apre il primo processo per un insegnante morto di amianto. L’aspettiamo. Noi ci saremo», scrivono Stefania Divertito e Luca Signorelli, autori del docufilm «Stop amianto a scuola» che sta documentando i casi di amianto nelle scuole italiane. Ma Malpezzi liquida la faccenda come un’inutile sovrapposizione: «Fondi già stanziati».
Il botta e risposta a distanza
In realtà non è la prima volta che Pannarale prova a presentare la sua proposta contro l’amianto a scuola: «Avevo già provato a inserire una modifica nella legge 107, ma non ci sono riuscita - spiega - Ci sono interventi strutturali molto importanti da attuare, e invece il governo continua a rimpolpare il fondo per le scuole belle: altri 64 milioni sono stati messi sugli interventi di decoro e pulizia. Che, per carità, migliorano l’aspetto delle scuole e permettono agli Lsu [lavori socialmente utili, ndr] di continuare a lavorare, ma poi hanno sicuramente rischi minori rispetto alle gravi patologie che possono svilupparsi in ambienti contaminati dall’amianto. Parliamo di oltre 300 mila studenti coinvolti», sottolinea Pannarale, che promette di tornare alla carica. Ma il Pd non ci sta: «Abbiamo stanziato quattro miliardi e mezzo per l’edilizia scolastica, e loro hanno votato sempre contro. Le regioni nella graduatoria delle priorità possono decidere di valorizzare quegli interventi: la Lombardia lo ha fatto, tant’è vero che a Milano sono state bonificate quasi tutte le scuole». Il punto è che se invece le regioni non sono così lungimiranti da usare quei soldi per correre ai ripari sulla priorità amianto, il problema finisce per essere ignorato. «Ci sono anche 550 milioni aggiuntivi stanziati, e altri 150 del decreto del fare», insiste Malpezzi. «Il governo dovrebbe scegliere le priorità», rimbalza Pannarale. Lo scontro è aperto. E intanto l’amianto continua a fare silenziosamente vittime.
I morti per amianto nelle scuole
Secondo il rapporto 2015 del registro nazionale mesoteliomi [clicca qui, ndr], con dati dell’Inail, sono state 63 le persone decedute a causa del tumore maligno causato dalla sostanza killer nell’ambito professionale dell’istruzione. Le più colpite? Le maestre delle scuole elementari (10), seguite da professori di scuola superiore (6), altre professioni intermedie nell’insegnamento (6), bidelli e simili (6), tecnici chimici (5), ricercatori, tecnici laureati e assimilati (3), professori di scuola media (3). Tutti avevano in comune un’esperienza di anni in aule e costruzioni imbottite di eternit, usato per coibentare le tubazioni o come isolante termico e antincendio. Secondo l’Osservatorio Nazionale Amianto (Ona) sono almeno 2.400 le scuole italiane che registrano la presenza di amianto.
Dov’è nascosto l’amianto: da Firenze a Roma
In molti ricordano ancora il caso dell‘Istituto «Leonardo Da Vinci» di Firenze, dove erano esposti cartelli che invitavano a camminare con prudenza per non sollevare le fibre di amianto presenti sotto al pavimento. Ma l’amianto è anche nelle pareti e nei pavimenti della scuola Iti di Firenze, nella scuola media Grazia Deledda di Oristano, nella scuola elementare di Monteverde Il Melograno a Roma, nella Falcone di piazzale Hegel, come denuncia l’inchiesta di Divertito e Signorelli. Se a Milano invece la situazione è in via di risanamento, è anche grazie all’inchiesta aperta tre anni fa dalla Procura sull’amianto nelle scuole materne e nei nidi della città. L’Ona nel capoluogo lombardo presentò un esposto, raccogliendo le preoccupazioni dei genitori, citando 22 casi, una relazione tecnica e varie testimonianze, che spinse i pm a chiedere alla Asl un’indagine per verificare la presenza dell’amianto negli asili della città. Dopo quest’indagine, il sindaco Pisapia affidò ad un responsabile amianto comunale l’incarico di monitorare e seguire la bonifica e il problema è quasi risolto. Ma Milano è, appunto, un’eccezione. A distanza di 24 anni dalla legge del ‘92 che affidava a ciascuna regione il compito di predisporre piani di protezione dell’ambiente, di decontaminazione, smaltimento e bonifica, ancora oggi ci sono solo dati parziali e cifre incerte sul numero complessivo di edifici scolastici a rischio. E sui fondi e i tempi a disposizione per cancellare questi rischi.

articolo di Valentina Santarpia, corriere.it, 25 maggio 2016 (modifica il 26 maggio 2016 | 11:41)

2 aprile 2016

La Cassazione sul crollo di Rivoli: le scuole insicure devono essere chiuse su iniziativa degli RSPP

E' il 22 novembre 2008. Durante l'intervallo delle lezioni, la porta di ingresso dell'aula 4G del Liceo Darwin di Rivoli, comune alle porte di Torino, sbatte violentemente a causa di una forte corrente d'aria. L'urto determina il cedimento di tutta la controffittatura dell'aula. Gli studenti vengono investiti dai calcinacci. A seguito del crollo, Vito Scafidi, 17 anni, muore per le ferite subite, un compagno perde l'uso delle gambe, altri sedici riportano lesioni.
Il sostituto procuratore Raffaele Guariniello, specializzato sui temi della sicurezza sul lavoro, apre un’inchiesta per omicidio e disastro colposo. Il processo di primo grado, la sentenza è del 2011, si conclude con la condanna a 4 anni di un funzionario della Provincia di Torino che negli anni '80 aveva diretto i lavori di ristrutturazione della scuola. Negli anni ottanta, a seguito del cambio di destinazione d'uso dell'edificio da seminario a scuola e del passaggio di proprietà dell'edificio alla Provincia di Torino, erano state demolite alcune stanzette e create aule ad uso scolastico al piano interessato dal crollo, in assenza di alcun rinforzo. Occorre tener conto che quello che comunemente viene chiamato "controsoffitto" era in realtà il solaio di un vano tecnico del peso di circa otto tonnellate che doveva sostenere oltre al proprio peso, già rilevante, quello dei servizi e del materiale presente, nonché quello del personale della manutenzione. Da questo la responsabilità attribuita al funzionario provinciale. Gli altri imputati, tra cui tre insegnanti che avevano svolto il ruolo di RSPP, vennero invece assolti.
Dopo due anni, il 28 ottobre 2013, la Terza Sezione della Corte d’Appello di Torino [clicca qui] conferma la condanna del funzionario provinciale, ma aggiunge quella degli architetti suoi successori per mancata preventiva valutazione dei rischi, ma anche dei tre insegnanti responsabili del servizio di prevenzione e protezione (RSPP) dell’Istituto “Darwin” con la seguente motivazione: “se di fronte al tempo di un quarto di secolo qui trascorso, dal 1984 al 2008, si fosse verificato lo stato di quel controsoffitto conoscibile, ispezionabile e monitorabile con il sovrastante vano tecnico, si sarebbero potute evidenziare, valutare e fronteggiare le sue gravi anomalie”.
La IV Sezione Penale della Corte di Cassazione ha confermato con la sentenza del 3 febbraio 2015 la condanna dei funzionari della Provincia di Torino responsabili per l'edilizia scolastica e degli insegnanti che avevano ricoperto il ruolo di RSPP.

Recentemente, il 22 marzo 2016, oltre un anno dopo la sentenza, sono state finalmente pubblicate le motivazioni della sentenza della Cassazione [clicca qui].
Ci interessa in questa sede comprendere il ruolo degli RSPP (responsabili del servizio di prevenzione e protezione) in questa vicenda e il perché delle loro condanne.
L’RSPP, in ambito scolastico, viene nominato dal Dirigente Scolastico che affida l'incarico in via prioritaria a personale interno all’istituto. I suoi compiti, stabiliti dall'art. 33 del D.Lgs. 81/2008, riguardano, in sintesi, la valutazione dei rischi, l’individuazione e l’elaborazione delle misure di prevenzione e protezione, la formulazione di proposte di programmi di informazione e formazione, l’effettuazione dell’informazione dei lavoratori e degli allievi.
Ma come mai i tre insegnanti del Liceo Darwin che svolgevano il ruolo di RSPP sono stati condannati? Come si legge nella sentenza della Cassazione, "tale figura non è destinataria ... di obblighi sanzionati penalmente; e svolge un ruolo non operativo ma di mera consulenza". Inoltre "il servizio è privo di un ruolo gestionale, decisionale". Quello che importa è che "il RSPP è destinatario di obblighi giuridici; e non può esservi dubbio che  ... egli assuma l'obbligo giuridico di svolgere diligentemente le funzioni" previste dalla legge. "Gli imputati [i tre insegnanti] ... erano astretti all'obbligo giuridico di fornire stretta collaborazione al datore di lavoro [l'istituzione scolastica] individuando i rischi lavoratori e fornendo le opportune indicazioni tecniche per risolverli" [pag. 12]. Gli RSPP sono quindi "venuti meno agli obblighi di doverosa attivazione che in primis deve consistere nell'individuare e informare riguardo i rischi ed ai fattori di rischio e nell'elaborare adeguate procedure di sicurezza" [pag. 3].
A nulla è valsa la difesa dei tre insegnanti che respingevano le proprie colpe adducendo di non avere la preparazione e le competenze per svolgere i ruolo di RSPP. La Cassazione è molto chiara in proposito: "un soggetto [che] riveste una posizione di garanzia per una funzione di protezione del garantito deve operare per assicurare la protezione richiesta dalla legge ... e non può addurre la propria ignoranza per escludere la [propria] responsabilità". Chi si ritrovasse in questa condizione, ha l'obbligo di "acquisire" le adeguate conoscenze o "di utilizzare le conoscenze di chi ne dispone o ... di segnalare al datore di lavoro la propria incapacità di svolgere adeguatamente la propria funzione" [pag. 13].
Ma quindi cosa avrebbero dovuto fare gli RSPP? Ai tre insegnanti è stato di fatto addebitato di avere ignorato l'esistenza del vano che si trovava sopra la classe 4G, di non averlo mai ispezionato malgrado una botola ne consentisse agevolemente l'accesso. Insomma, non avere ispezionato il vano ha impedito loro di verificarne lo stato e di evidenziarne le problematiche.
Concludiamo con un passaggio molto interessante della Cassazione: malgrado una scuola dipenda per gli interventi strutturali e di manutenzione da un ente (comune, provincia, ...), la stessa NON è esente da responsabilità anche nel caso in cui abbia richiesto inteventi all'Ente che non sono sono stati attuati, "incombendo comunque al datore di lavoro [la scuola] (e per lui ... al RSSP da questi nominato) l'adozione di tutte le misure rientranti nelle proprie possibilità, quali in primis la previa individuazione dei rischi esistenti e ove non sia possibile garantire un adeguato livello di sicurezza, con l'interruzione dell'attività" [pag. 12]. Se quindi la scuola non è sicura deve essere chiusa su iniziativa degli RSPP.
Una sentenza che non mancherà di far venire il mal di pancia agli RSPP delle nostre scuole, che non brillano certo dal punto di vista della sicurezza. Quanti insegnanti sono preparati ad azioni ispettive di verifica e controllo manutentivo delle componenti strutturali, edili e impiantistiche degli edifici scolastici? Quanta attenzione viene prestata dal datore di lavoro nella definizione dei ruoli di responsabilità? L'informazione e la formazione dei lavoratori e degli addetti viene effettuata in maniera adeguata? Sono stanziati fondi adeguati per garantire una verifica puntuale dei rischi e un continuo controllo delle misure messe in atto per prevenirli?

Documenti:
- Corte di Cassazione, IV Sezione Penale, 22 marzo 2016, udienza 3/2/2015 [clicca qui]
- Corte di Appello di Torino, Terza Sezione Penale, 13 gennaio 2014, n. 3541, udienza 28/10/2013 [clicca qui]
- INAIL, Gestione del sistema di sicurezza e cultura della prevenzione nella scuola, edizione 2014 [clicca qui]




 

14 marzo 2016

Stop amianto a scuola: Sardegna

Continua il viaggio di "Amianto: compagno di scuola", il documentario di Stefania Divertito tra le scuole italiane che ancora presentano amianto nella propria struttura. 
Dopo Bari [clicca qui], tappa in Sardegna.
La regione sarda è attiva, ha mappato tutte le scuole con amianto, ha stanziato i fondi … eppure i problemi rimangono. Ecco un breve video in cui si parla di una scuola media di Oristano: 
https://www.facebook.com/Stopamiantotraibanchi/videos/563348710494740/

9 marzo 2016

Scuole galleggianti contro le inondazioni: la Makoko Floating School

Non solo palafitte a Lagos, in Nigeria, dove la Nlé Architects, fondata nel 2010 con la missione di modellare le architetture fisiche, umane, culturali ed economiche delle città in via di sviluppo, con la sponsorizzazione del Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (UNDP) e Heinrich Böll Foundation dalla Germania, ha progettato le scuola galleggianti Makoko Floating School, prima fase delle tre che porteranno alla nascita di una comunità galleggiante contro il pericolo delle inondazioni. L’idea è di un architetto locale, Kunle Adeyemi, che ha riadattato l’idea della palafitta, tipica costruzione della città di Lagos, per costruire una scuola in grado di accogliere i 100 bambini del quartiere di Makoko. 
La realizzazione del progetto delle scuole galleggianti è iniziata nell’ottobre 2012 e si è conclusa a marzo 2013, costituendo una speranza per la comunità di Makoko che, sorgendo nella laguna di Lagos, in riva all’Oceano, vive in costante pericolo di inondazioni per i cambiamenti climatici e il conseguente innalzamento del livello delle acque.
“La costruzione – spiega l’architetto – si può adattare a qualsiasi impiego, anche come casa oppure ospedale, secondo una visione di sviluppo sostenibile adatta alle comunità costiere africane”.
Con poco più di 6.000 dollari, il legno locale, tanta ambizione e 256 barili di plastica, per consentire al fabbricato di galleggiare sul Golfo di Guinea, Adeyemi offre una possibile soluzione al problema dello sfratto selvaggio degli abitanti delle baraccopoli che ha investito Lagos e la Nigeria già da parecchi anni, secondo un’indagine condotta da Amnesty International. 
Il progetto della comunità galleggiante
La Makoko Floating School è solo la prima fase di un progetto più ampio, che insieme alle scuole galleggianti prevede la costruzione di case singole che seguono la sua stessa linea formale, in grado di collegarsi l’una all’altra o di galleggiare autonomamente. L’obiettivo finale è consentire lo sviluppo di una vasta comunità galleggiante, con accesso alle dotazioni sanitarie, all’acqua pulita e a strutture per lo smaltimento dei rifiuti.
Guardando Makoko dall’alto, si può immaginare la visione di Nlè, che porterà un nuovo livello di case che galleggia appena al di là della scuola. 
La scuola 
La “Floating School” di Makoko è un edificio sostenibile al cento per cento, dai materiali scelti all’attenzione per l’uso di fonti rinnovabili. La composizione generale del progetto è una sezione triangolare “A–Frame”, con le aule situate al secondo livello e un’ulteriore aula a cielo aperto sotto il tetto.
Il legno è il materiale principale sia della struttura che delle schermature con persiane orientabili, che garantiscono ai bambini il giusto comfort, mantenendo le aule ombreggiate e fresche. Riparati dal sole e dalle intemperie, mentre godono anche di aree verdi e di un piccolo parco giochi, gli studenti diventano portavoce di un messaggio di architettura sostenibile per l’ambiente e per la comunità. 
Il sistema di galleggiamento e l’attenzione alla sostenibilità ambientale 
Se la scuola riesce a galleggiare è grazie a una serie di barili blu vuoti che, intrecciati fra loro, formano una piattaforma in grado di adattarsi alla superficie dell’acqua. Ventilata naturalmente, la grande struttura triangolare in legno è dotata di celle fotovoltaiche sul tetto per catturare l’energia solare, mentre l’acqua delle toilette proviene da un sistema di captazione delle acque piovane.
Un progetto come questo è un segnale forte per le comunità come Makoko, che negli ultimi anni hanno cercato di arginare le difficoltà legate alle inondazioni con interventi di recupero e bonifica dell’acqua dai fondali oceanici mediante delle pompe da terra.
Data la frequenza di tempeste e alte maree, l’idea di Adeyemi potrebbe spingere ad utilizzare l’acqua a proprio vantaggio per lo sviluppo del paese, visto che a combatterla si rischia di uscirne comunque sempre sconfitti.
Inoltre, la comunità di pescatori potrebbe avere un nuovo futuro, risolvendo il problema di palafitte abbattute e abitanti sfrattati con scarso preavviso per la riqualificazione del lungomare di Lagos, che il governo vuole rendere da anni più attraente per gli affari nigeriani, i turisti e gli investitori stranieri.

Fonte: https://www.architetturaecosostenibile.it/architettura/progetti/nel-mondo/scuole-galleggianti-inondazioni-makoko-floating-school-366/

L'architetto Kunle Adeyemi presenta il suo progetto [video]

Rassegna stampa
- The Guardian: http://www.theguardian.com/cities/2015/jun/02/makoko-floating-school-lagos-waterworld-history-cities-50-buildings

3 marzo 2016

Stop amianto a scuola: Bari

Inizia da Bari Amianto: compagno di scuola il viaggio di Stefania Divertito tra le scuole italiane che ancora presentano amianto nella propria struttura. Ce ne sono 2.400: 342mila alunni che lo respirano ogni giorno.
Un viaggio in tutto il Paese per realizzare articoli su queste scuole e un docu-film d’inchiesta e di denuncia.
Si parte dalla scuola Ranieri della città pugliese che non ha tetti in amianto, ma che ha respirato la fibra killer per 50 anni, e ancora oggi si trova di fronte a uno dei siti di interesse nazionale, la Fibronit.
Nicola Brescia è il presidente del comitato Cittadino Fibronit, nato 15 anni fa, all’indomani della decisione del comune di rendere edificabile l’area della Fibronit: «Vincemmo noi, e fu una grande vittoria. Portammo l’allora ministro Nerio Nesi sul palazzo qui davanti, gli facemmo vedere che l’area era intrisa di amianto, ci disse che non ne sapeva nulla, che Bari non lo aveva informato, e tornato a Roma bloccò il piano di edificazione. Adesso il comitato sta seguendo le sorti della bonifica, e il destino del plesso scolastico. Nei giardini della scuola, elementare e materna, ci sono centraline che non hanno rilevato sforamento o presenza anomala di fibre – ci dice, a tratti sovrastato dai rumori delle auto – ma non ci fidiamo, siamo preoccupati. In tutto ci sono sette scuole intorno alla fabbrica. Aspettiamo la bonifica definitiva da oltre 20 anni, e finalmente ora potrebbe essere la volta buona».

Il video realizzato da Stefania Divertito:

26 febbraio 2016

Adeguamento antisismico delle scuole: il Miur pubblica l'elenco degli interventi

È stato pubblicato, con il DM 943 dell'11 febbraio 2016, l'elenco delle scuole assegnatarie delle risorse per l'adeguamento antisismico degli edifici, previste dalla legge Buona Scuola. Su uno stanziamento complessivo di 40 milioni, saranno erogati 37.536.601 euro per un totale di 50 interventi.
Gli ulteriori 2,5 milioni non assegnati andranno a cumularsi con i 20 milioni di euro dei Fondi protezione civile del 2016.




- Il DM 943 dell'11/2/2016 registrato dalla Corte dei Conti [clicca qui]
- L'elenco delle scuole [clicca qui]
- Il comunicato stampa del 28 dicembre 2015: "Adeguamento antisismico delle scuole: Giannini firma decreto da 40 milioni di euro" [clicca qui]

13 dicembre 2015

Rifare la scuola dalla periferia (da Chiamamilano)

Una cosa non si può dire, dell'attuale amministrazione: che non abbia profuso risorse economiche e impegno nel riassesto di tanta edilizia scolastica milanese, a partire soprattutto dalle realtà più periferiche. Il confronto con il passato è impietoso, se si pensa che l'unica scuola abbattuta e ricostruita nel corso degli ultimi 30 anni è stata la scuola di piazza Axum, di cui abbiamo seguito le vicende negli anni e che è stata inaugurata due anni fa.
Non basta, certo, perché il malessere delle scuole milanesi è ampio e diffuso e deriva da decenni di mancate manutenzioni e da numerose situazioni di edifici nati negli anno 60 e 70 progettati per durare una trentina d'anni e non oltre, ma da qualche parte bisogna pur cominciare e qui si è cominciato senza ombra di dubbio.
Ieri, in occasione di una commissione consiliare a tema, alla quale l'assessore ai Lavori Pubblici Carmela Rozza ha partecipato con l’assessore all’Educazione Francesco Cappelli, si è fatto un riepilogo dell'attuale situazione del patrimonio scolastico della città.
La prima notizia che l'assessore ha tenuto a dare è relativa al cambio dei vertici di Settore, avvenuto in seguito all’inchiesta della Procura, che ai primi di ottobre aveva fatto luce sul giro di tangenti e appalti pilotati dall’ex dirigente Mario Luigi Grillone e dai due impiegati Giuseppe Amoroso e Angelo Russo, in occasione della quale erano stati indagati altri quattro dipendenti dei Lavori pubblici tra cui il direttore dell’edilizia scolastica e quello del settore casa e demanio (poi ricollocati in altri assessorati, in staff, dove non avranno rapporti né con le imprese né col pubblico). L'attuale direttore dell'Edilizia Scolastica è l’ingegnere Aldarese.
Passando alla situazione scuole, quelle prese in considerazione per l'abbattimento sono 13: 6 di queste verranno abbattute e non ricostruite. Le materne di via Ghini, via Betti, via Martinetti e via Martinelli, tutte "in gara" e con un costo totale di 2,5 milioni, e le elementari di via Trilussa e via San Paolino. In Trilussa verrà mantenuta la palestra, mentre i bambini andranno nel nuovo edificio di via Satta (riqualificato nel contesto del progetto europeo di Villa Scheibler), da dove sarà spostato il centro anziani che ne occupa solo una porzione e che occupa l'edificio in maniera impropria.
Per quanto riguarda le materne, si è verificato che non è necessario ricostruirle in quanto le altre strutture della zona possono assorbire al meglio le richieste presenti. Cosa ne sarà delle aree liberate? "Si potrà valutare dopo i rilievi per le eventuali bonifiche" risponde l'assessore Rozza spiegando che "intanto togliamo i 'cadaveri' e rendiamo le aree a verde prato".
Altre 7 scuole saranno invece abbattute e ricostruite: un ampliamento del precedente piano demolizioni che ne prevedeva solo 4 grazie ai fondi statali: "Non usiamo le risorse che arrivano dal governo per ridurre gli investimenti del Comune - ha sottolineato Rozza - ma in aggiunta". Di 87,4 milioni (di cui 30 fondi del Governo) il programma sui sette edifici, ovvero le elementari di via Magreglio, via Viscontini (demolizione in corso), via Brocchi, via Pisa (già demolita), via Puglie e le medie di via Strozzi e via Hermada (in gara, con 46 offerte ammesse alla base di gara e 13 offerte anomale che sono attualmente in fase di analisi: l'assegnazione dell'appalto verrà fatta realisticamente per primavera e da lì inizierà l'iter di abbattimento e successiva ricostruzione).
Tre di queste, Viscontini, Brocchi e Strozzi, saranno ricostruite in legno: l'iter in fase più avanzata è quello per la scuola di via Viscontini, per la quale è a gara il progetto preliminare: "sono già giunte otto offerte" ha spiegato Rozza. "Non vedremo le realizzazioni sotto questa amministrazione ma alla prossima ma andiamo avanti con queste soluzioni innovative".
Per quanto riguarda l'edificio di via Brocchi esiste l'ipotesi di un "modulo di edilizia scolastica provvisoria", una sorta di scuola temporanea in area limitrofa che è attualmente in fase di studio e che potrebbe essere una modalità da utilizzare per il futuro in situazioni analoghe.
Intanto, dopo il caso della scuola di via Gattamelata, arriva anche il piano "anti sfondellamenti", messo in campo dal Comune per prevenire i rischi di distacchi di intonaco dai soffitti degli edifici: a 200mila euro stanziati per un piano di indagini sulle strutture, si potrebbero aggiungere altri fondi stanziati dal governo che "ha deciso di finanziare anche le indagini diagnostiche". Procede anche il piano di rimozione dell'amianto: "L'obiettivo dell'amministrazione è di eliminare l'amianto da tutte le scuole". Dopo il caso di viale Puglie, l'assessorato ha presentato un esposto contro l'Ati che ha in appalto i rilievi negli edifici comunali: "Con l'avvocatura abbiamo presentato un esposto alla procura e chiesto la rimozione del responsabile dell'Ati - ha spiegato Rozza - perché ci è stato detto che nella scuola di via Crespi non c'era amianto e invece lo abbiamo trovato".

ChiamaMilano, 1/12/2015
http://www.chiamamilano.it/notizie/rifare-la-scuola-dalla-periferia

10 dicembre 2015

Il 5° Rapporto del Registro nazionale dei mesoteliomi (2015): aumentano i morti nel settore istruzione

L’Italia è uno dei Paesi più colpiti al mondo dall’epidemia di patologie asbesto-correlate e sta attraversando il periodo di massima incidenza dei casi di mesotelioma, a causa dell’intenso uso del materiale dal secondo dopoguerra fino al 1992 e della lunga latenza della malattia. E' quanto emerge dal V Rapporto del Registro nazionale dei mesoteliomi (ReNaM) [clicca qui], il sistema di sorveglianza epidemiologica istituito presso l’Inail, che riporta le informazioni relative a oltre 21mila casi di mesotelioma maligno con una diagnosi compresa tra il 1993 e il 2012, rilevati dalla rete dei suoi Centri operativi regionali (Cor).
L’età media alla diagnosi è di 69,2 anni. Il 93% dei casi registrati risulta a carico della pleura. Fino a 45 anni la malattia è rarissima (solo il 2% del totale dei casi registrati), la percentuale di casi con una età alla diagnosi inferiore a 55 anni è pari invece al 9% del totale, mentre il 36,1% dei soggetti ammalati ha un’età compresa tra 65 e 74 anni.
Il 71,6% dei 21.463 casi archiviati è di sesso maschile.

Il settore più coinvolto è l’edilizia. Le modalità di esposizione all’amianto sono state approfondite per 16.511 casi, pari al 76,9% del totale. Fra questi il 69,5% presenta un’esposizione professionale (certa, probabile, possibile), il 4,8% familiare, il 4,2% ambientale, l’1,6% per un’attività extralavorativa di svago o hobby, mentre resta improbabile o ignota nel 20% dei casi. Prendendo in considerazione l’intero periodo di osservazione (1993-2012) e i soli soggetti colpiti dalla malattia per motivo professionale, i settori di attività maggiormente coinvolti sono l’edilizia (15,2% del totale), l’industria pesante, e in particolare la metalmeccanica (8,3%), la metallurgia (3,9%) e le attività di fabbricazione di prodotti in metallo (5,7%), i cantieri navali (6,7%) e l’industria del cemento-amianto (3,1%). Il quadro, comunque, è molto variegato e frazionato, con la presenza di numerosi ambiti produttivi nei quali l’esposizione è avvenuta per la presenza dell’amianto nel luogo di lavoro e non per uso diretto. 
Per quanto riguarda l’ambito professionale dell’istruzione [clicca qui per un estratto dal rapporto], secondo il rapporto 2015 sono state 63 le persone decedute a causa dei tumori causati dall'amianto. Le più colpite sono le  maestre delle scuole elementari (10), seguite da altre professioni intermedie nell’insegnamento (6), bidelli e assimilati (6), professori di scuola superiore (6), tecnici chimici (5), ricercatori, tecnici laureati e assimilati (3), professori di scuola media (3).
Secondo il Registro Nazionale dei Mesotelioma del 2012, nell’arco del periodo 1993-2008 sono state 41 le persone del mondo della scuola decedute a causa delle malattie causate dall’amianto [clicca qui]. 

14 novembre 2015

Morire di amianto a trent’anni a Milano

E’ il febbraio del 2015. Paolo (nome di fantasia) accusa dei dolori al petto. Si reca immediatamente in ospedale, la diagnosi è uno shock, per lui, per la famiglia: mesotelioma pleurico maligno. Un tumore rarissimo e aggressivo, dall’esito fatale che colpisce in percentuale altissima chi è stato esposto all’amianto (o asbesto).
Dalla cronaca degli ultimi anni abbiamo appreso che le morti per amianto sono in genere riconducibili a particolari attività (ad esempio la cantieristica navale o l’industria del cemento amianto) o a determinate località (Monfalcone, Casale Monferrato, …).
Ma non sembra essere il nostro caso. Paolo ha vissuto quasi tutta la vita a Milano, qualche parentesi nella regione di origine della famiglia. Dopo il diploma e la leva nell’esercito, ha trovato impiego in diversi settori, sia a Milano che nella regione di origine. Può essere considerato un soggetto a rischio per le attività svolte? Ha lavorato anche come muratore e l’edilizia è il settore più esposto all’amianto, con il maggior numero di soggetti colpiti dalla malattia, peraltro in aumento.
Ma Paolo muratore lo è stato recentemente, negli ultimi anni. Ed inoltre, particolare da non trascurare, è molto giovane, appena trentenne. La patologia, già rara di per sé, è statisticamente rarissima fino ai 45 anni ed ha una latenza molto lunga: l’intervallo tra la prima esposizione all’amianto e la diagnosi è mediamente di oltre 40 anni e sono infrequenti i casi per i quali risulta inferiore a 10. Va inoltre detto, per completezza, che essere stati esposti a tale sostanza non significa necessariamente sviluppare la patologia, solo una bassa percentuale si ammala. Come per i fumatori se vogliamo fare un esempio. E che il mesotelioma potrebbe svilupparsi anche in assenza di esposizione all’amianto (caso raro di una malattia rara).
Il tumore non dà purtroppo scampo a Paolo. Fa appena in tempo ad assistere, ricoverato in ospedale, al battesimo del secondogenito che la malattia lo vince. Sono trascorsi sei mesi dalla diagnosi.
Non sarà semplice appurare quando e come Paolo è entrato in contatto con l’asbesto. Le fibre di questo materiale sono molto insidiose, di dimensioni infinitesimali, oltre mille volte più sottili di un capello. Sarà l’inchiesta di malattia professionale che sta conducendo l’ASL a verificare se c’è un nesso tra le attività svolte da Paolo e la malattia.
Dal Registro Nazionale dei Mesoteliomi apprendiamo che, oltre ai soggetti colpiti per motivi professionali dalle malattie correlate all’amianto (circa il 60 % dei casi), sono rilevati numerosi casi per i quali l’esposizione all’amianto è avvenuta non per uso diretto, ma per la presenza dell’asbesto nei luoghi di lavoro [clicca qui].Tanto da ritenere di “particolare interesse … i casi di soggetti ammalati per un’esposizione avvenuta inconsapevolmente per la presenza non nota di amianto o prodotti in amianto in luoghi di lavoro spesso aperti al pubblico”.
Ma un ragazzino come Paolo che abita a Milano, non a Casale Monferrato, in quali occasioni potrebbe essere entrato in contatto con le fibre di amianto? A casa? A scuola? Sono questi gli ambienti in cui si trascorre la gran parte della giornata.
Anche se non è semplice appurarlo, è probabile che Paolo abbia incrociato l’amianto in età scolare. Sono la sua giovane età e le statistiche a raccontarcelo. Sono gli stessi medici che gli sono stati accanto ad averlo indicato.
Sappiamo quali sono le scuole che ha frequentato Paolo: l’asilo nido di via Guerzoni, la materna di via Scialoja, l’elementare di piazzale Maciachini, la scuola media di via Crespi, l’ISS Galvani.
La domanda è inevitabile e non è possibile ignorarla: le cause della malattia potrebbero essere ricercate nell’amianto presente, se presente, negli edifici scolastici frequentati da Paolo?
Lo ripetiamo, probabilmente non sarà possibile definirlo con certezza, individuare quando, dove e come. Paolo potrebbe aver incrociato le fibre ovunque.
Sappiamo con certezza che la scuola media di via Crespi, la Pavoni, è stata chiusa per amianto lo scorso luglio [clicca qui]. L’edificio era stato oggetto di una bonifica (evidentemente non risolutiva) a metà degli anni ottanta del secolo scorso. Nel 2012, a seguito di indagine della società Veram Srl che ha effettuato per conto dell’amministrazione comunale la mappatura e la bonifica degli edifici pubblici sul territorio cittadino, la scuola era stata dichiarata priva di amianto. Ma la primavera scorsa una ditta incaricata di effettuare dei lavori di ristrutturazione ha segnalato la presenza di materiale sospetto, amianto appunto. Si tratta di <<una residuale presenza di amianto “a macchia di leopardo” nel soffitto e nei pilastri, che risultano comunque per la maggior parte confinati mediante controsoffitti e contropareti >> (da nota del Settore Politiche Ambientali ed Energetiche del Comune di Milano).
L’edificio, sede anche di un Centro Provinciale per l'Istruzione degli Adulti, è stato immediatamente chiuso. Gli studenti delle medie hanno avviato il nuovo anno scolastico nel plesso della scuola elementare di via Crespi 1, adattato in fretta e furia alle nuove esigenze, quelli del CPIA trasferiti in altra sede (viale Zara 100).
Ci colpisce questa coincidenza: la chiusura, definitiva supponiamo, della scuola media frequentata da Paolo vent’anni prima e gli ultimi giorni di Paolo si sovrappongono tragicamente.
Così come ci tornano in mente le preoccupazioni di un professore della scuola media Pavoni che nel suo blog, appresa la notizia della chiusura della scuola, ha ben rappresentato i timori di chi in quella scuola insegna raccontando un recente episodio: “l’anno scorso un alunno ha spinto un suo compagno contro la parete e, puffete!, la parete s’è aperta come fecero le acque con Mosè. C’è da riflettere, no?” Si, c’è da riflettere.

- Registro Nazionale dei Mesoteliomi - Quinto rapporto - edizione 2015 [clicca qui]
- Registro Nazionale dei Mesoteliomi - Quarto rapporto - edizione 2012 [clicca qui]
- Registro Mesoteliomi Regione Lombardia - Tredicesimo rapporto - Attività 2013 [clicca qui]