Circa un anno e mezzo fa avevamo pubblicato le foto del restyling della scuola elementare di via Iseo, la primaria Caracciolo, una delle scuole che facevano parte del coordinamento Una crepa in Comune,
nato nel 2010 per chiedere all'amministrazione di allora una serie di
interventi anche molto urgenti negli edifici di sei scuole di zona 9. Ne
abbiamo parlato più e più volte, seguendo le diverse scuole nel loro
percorso, che è stato lungo ma positivo. Anche se non si è ancora del
tutto concluso: la crepa, per restare in metafora, è ancora in parte
aperta.
Tralasciando il "caso" della media Cassinis di Niguarda, che dopo
una trafila infinita dovrebbe veder aprire i cantieri a breve, anche gli
edifici che ospitano le scuole del complesso Don Orione non hanno
completato il loro percorso. Lo scorso marzo il Consiglio dell'Istituto
ha perciò sollecitato un aggiornamento sullo stato dei cantieri mettendo
in risalto alcune criticità: ad esempio la mancanza di un montascale
nell'edificio della primaria Caracciolo, necessario per ovviare alle
barriere architettoniche presenti nel plesso (è utile spiegare che al
piano superiore sono situati numerosi laboratori, gran parte
delle classi, perché l'inserimento della scuola d'infanzia al piano
terreno ha imposto una riorganizzazione degli spazi e una minore
disponibilità di classi al piano terreno, dove normalmente stanno le
classi prime e le classi con alunni affetti da disabilità motorie). C'è
poi l'annoso problema del giardino della scuola, scarsamente fruibile e
pericoloso perché il manto erboso è totalmente assente; lo spazio
sterrato, fatto di asfalto deteriorato, terra battuta, sassi e radici
sporgenti, è spesso causa di infortuni dei bambini ed oggi questa
condizione riduce in maniera sensibile la fruibilità degli spazi.
Anche
l'edificio che ospita la primaria di via Fabriano, stesso plesso,
presenta criticità, relative ad esempio al cantiere di rimozione
dell'amianto che si è concluso da tempo, ma non si è ancora avuta la
piena disponibilità delle aree verdi interessate: "è necessario capire
se e quando si avrà piena agibilità degli spazi esterni" dicono i
genitori del Consiglio di Istituto.
In seguito alle segnalazioni dei
genitori e del Consiglio di istituto, giovedì scorso si è svolto un
sopralluogo effettuato dall'arch. Mancuso, dopo il quale è stata
riconosciuta dal settore competente dell'amministrazione (Settore
tecnico scuole e strutture sociali) la necessità di "dotare la scuola di
un presidio provvisorio che possa risolvere le eventuali necessità
di accessibilità al primo piano sia per l’utenza scolastica che per
quella elettorale del prossimo mese di giugno", e forse verrà preso in
prestito dalla scuola di via Veglia una sorta di "trattorino montascale"
inutilizzato. Ma la domanda, dei genitori e non solo, resta: "il
problema delle barriere architettoniche all'interno del seggio
elettorale si presenterà ancora una o due volte entro giugno 2016, poi
nulla fino ad altra tornata elettorale, ma le barriere architettoniche
per la scuola, il suo personale e la sua utenza rimangono e incidono
sull'attività quotidiana, quando potremo vedere affrontata e risolta
questa problematica?".
Lo stesso dicasi per il rifacimento del
giardino: "Non chiediamo il rifacimento del giardino per uno o due
eventi all'anno che potrebbero tenersi a scuola, anziché nell'antistante
centro sportivo, ma per il benessere e la sicurezza quotidiana dei
nostri figli" spiega Gabriele Battagliarin, presidente del Consiglio di
Istituto." E' legittimo attendersi il rifacimento dell'intero giardino,
anziché della sola area giochi dedicata alla scuola d'infanzia, prima
dell'avvio del prossimo anno scolastico?"
E' vero, entrambi i plessi
appartenenti all'Istituto Comprensivo Don Orione - quello di via Iseo e
quello di via Fabriano - hanno visto negli anni scorsi interventi che ne
hanno finalmente reso dignitose le pessime condizioni in cui versavano.
Perché non fare quel passo in più restituendo alla scuola tutto il suo
potenziale? E chiudere davvero quella crepa, non solo rattopparla.
(da ChiamaMilano, 27 maggio 2016, senza firma)
Coordinamento genitori di sei scuole pubbliche di Milano zona 9 costituitosi per richiedere all’Amministrazione cittadina la realizzazione degli interventi prioritari necessari alla messa in sicurezza degli edifici scolastici
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27 maggio 2016
26 maggio 2016
Amianto nelle scuole, si litiga in Parlamento
L’ultima
indagine accertata è del 2014: ed è il frutto di una ricerca del Censis
che stimava in circa 2000 gli edifici scolastici afflitti
dall’amianto.
È da lì che è partita l’on. Annalisa
Pannarale, Sinistra italiana, per presentare due emendamenti al decreto
scuola appena approvato, chiedendo l’urgente bonifica delle scuole e
l’aggiornamento dell’anagrafe scolastica in modo da mappare gli istituti
a rischio. Una battaglia che è stata appoggiata
da tutte le opposizioni, ma bocciata in Aula alla Camera da Pd e Ncd.
Lo scontro si è acceso, e non solo per i contenuti, ma per i modi: in
queste ore circola in rete un video con cui l’on.Simona Falvia Malpezzi
(Pd) suggerisce ai sostenitori della proposta
di andarsi a leggere il sito www.italiasicura.it
per avere informazioni sul merito. Una risposta che non
è piaciuta, e che ha scatenato i sostenitori della battaglia
anti-amianto e in Cinque Stelle: «Ma cosa sta dicendo? Si faccia un tour
con noi a Firenze Roma Savona Torino Oristano Bari Napoli Fabriano
Trento... Anzi: venga il 29 giugno al tribunale di Firenze
dove si apre il primo processo per un insegnante morto di amianto.
L’aspettiamo. Noi ci saremo», scrivono Stefania Divertito e Luca
Signorelli, autori del
docufilm «Stop amianto a scuola» che sta documentando i casi di amianto nelle scuole italiane. Ma Malpezzi liquida la faccenda come un’inutile sovrapposizione: «Fondi già stanziati».
Il botta e risposta a distanza
In
realtà non è la prima volta che Pannarale prova a presentare la sua
proposta contro l’amianto a scuola: «Avevo già provato a inserire
una modifica nella legge 107, ma non ci sono riuscita - spiega - Ci
sono interventi strutturali molto importanti da attuare, e invece il
governo continua a rimpolpare il fondo per le scuole belle: altri 64
milioni sono stati messi sugli interventi di decoro
e pulizia. Che, per carità, migliorano l’aspetto delle scuole e
permettono agli Lsu [lavori socialmente utili, ndr] di continuare a
lavorare, ma poi hanno sicuramente rischi minori rispetto alle gravi
patologie che possono svilupparsi in ambienti contaminati
dall’amianto. Parliamo di oltre 300 mila studenti coinvolti»,
sottolinea Pannarale, che promette di tornare alla carica. Ma il Pd non
ci sta: «Abbiamo stanziato quattro miliardi e mezzo per l’edilizia
scolastica, e loro hanno votato sempre contro. Le regioni
nella graduatoria delle priorità possono decidere di valorizzare quegli
interventi: la Lombardia lo ha fatto, tant’è vero che a Milano sono
state bonificate quasi tutte le scuole». Il punto è che se invece le
regioni non sono così lungimiranti da usare quei
soldi per correre ai ripari sulla priorità amianto, il problema finisce
per essere ignorato. «Ci sono anche 550 milioni aggiuntivi stanziati, e
altri 150 del decreto del fare», insiste Malpezzi. «Il governo dovrebbe
scegliere le priorità», rimbalza Pannarale.
Lo scontro è aperto. E intanto l’amianto continua a fare
silenziosamente vittime.
I morti per amianto nelle scuole
Secondo
il rapporto 2015 del registro nazionale mesoteliomi [clicca qui, ndr], con dati
dell’Inail, sono state 63 le persone decedute a causa del tumore maligno
causato dalla sostanza killer nell’ambito professionale
dell’istruzione. Le più colpite? Le maestre delle scuole elementari
(10), seguite da professori di scuola superiore (6), altre professioni
intermedie nell’insegnamento (6), bidelli e simili (6), tecnici
chimici (5), ricercatori, tecnici laureati e assimilati (3), professori
di scuola media (3). Tutti avevano in comune un’esperienza di anni in
aule e costruzioni imbottite di eternit, usato per coibentare le
tubazioni o come isolante termico e antincendio.
Secondo l’Osservatorio Nazionale Amianto (Ona) sono almeno 2.400 le
scuole italiane che registrano la presenza di amianto.
Dov’è nascosto l’amianto: da Firenze a Roma
In molti ricordano ancora il caso dell‘Istituto
«Leonardo Da Vinci» di Firenze, dove erano esposti cartelli che invitavano a camminare con prudenza per non sollevare le fibre di amianto presenti sotto
al pavimento. Ma l’amianto è anche nelle pareti e nei pavimenti della scuola Iti di Firenze,
nella scuola media Grazia Deledda di Oristano,
nella scuola elementare di Monteverde Il Melograno a Roma,
nella Falcone di piazzale Hegel,
come denuncia
l’inchiesta di Divertito e Signorelli. Se a Milano invece la situazione
è in via di risanamento, è anche grazie all’inchiesta aperta tre anni
fa dalla Procura sull’amianto nelle scuole materne e nei nidi della
città. L’Ona nel capoluogo lombardo presentò un
esposto, raccogliendo le preoccupazioni dei genitori, citando 22 casi,
una relazione tecnica e varie testimonianze, che spinse i pm a chiedere
alla Asl un’indagine per verificare la presenza dell’amianto negli asili
della città. Dopo quest’indagine, il sindaco
Pisapia affidò ad un responsabile amianto comunale l’incarico di
monitorare e seguire la bonifica e il problema è quasi risolto. Ma
Milano è, appunto, un’eccezione. A distanza di 24 anni dalla legge del
‘92 che affidava a ciascuna regione il compito di predisporre
piani di protezione dell’ambiente, di decontaminazione, smaltimento e
bonifica, ancora oggi ci sono solo dati parziali e cifre incerte sul
numero complessivo di edifici scolastici a rischio. E sui fondi e i
tempi a disposizione per cancellare questi rischi.
13 dicembre 2015
Rifare la scuola dalla periferia (da Chiamamilano)
Una
cosa non si può dire, dell'attuale amministrazione: che non abbia
profuso risorse economiche e impegno nel riassesto di tanta edilizia
scolastica milanese,
a partire soprattutto dalle realtà più periferiche. Il confronto con il
passato è impietoso, se si pensa che l'unica scuola abbattuta e
ricostruita nel corso degli ultimi 30 anni è stata la scuola di piazza
Axum,
di cui abbiamo seguito le vicende negli anni e che è stata inaugurata due anni fa.
notizie/rifare-la-scuola- dalla-periferia
Non
basta, certo, perché il malessere delle scuole milanesi è ampio e
diffuso e deriva da decenni di mancate manutenzioni e da numerose
situazioni di edifici
nati negli anno 60 e 70 progettati per durare una trentina d'anni e non
oltre, ma da qualche parte bisogna pur cominciare e qui si è cominciato
senza ombra di dubbio.
Ieri,
in occasione di una commissione consiliare a tema, alla quale
l'assessore ai Lavori Pubblici Carmela Rozza ha partecipato con
l’assessore all’Educazione
Francesco Cappelli, si è fatto un riepilogo dell'attuale situazione del
patrimonio scolastico della città.
La
prima notizia che l'assessore ha tenuto a dare è relativa al cambio dei
vertici di Settore, avvenuto in seguito all’inchiesta della Procura,
che ai
primi di ottobre aveva fatto luce sul giro di tangenti e appalti
pilotati dall’ex dirigente Mario Luigi Grillone e dai due impiegati
Giuseppe Amoroso e Angelo Russo, in occasione della quale erano stati
indagati altri quattro dipendenti dei Lavori pubblici
tra cui il direttore dell’edilizia scolastica e quello del settore casa
e demanio (poi ricollocati in altri assessorati, in staff, dove non
avranno rapporti né con le imprese né col pubblico). L'attuale direttore
dell'Edilizia Scolastica è l’ingegnere Aldarese.
Passando
alla situazione scuole, quelle prese in considerazione per
l'abbattimento sono 13: 6 di queste verranno abbattute e non
ricostruite. Le materne
di via Ghini,
via Betti,
via Martinetti e
via Martinelli,
tutte "in gara" e con un costo totale di 2,5 milioni, e le elementari di
via Trilussa e via San Paolino.
In Trilussa verrà mantenuta la palestra, mentre i bambini andranno nel nuovo edificio di
via Satta (riqualificato nel
contesto del progetto europeo di Villa Scheibler), da dove sarà spostato
il centro anziani che ne occupa solo una porzione e che occupa
l'edificio in maniera impropria.
Per
quanto riguarda le materne, si è verificato che non è necessario
ricostruirle in quanto le altre strutture della zona possono assorbire
al meglio le
richieste presenti. Cosa ne sarà delle aree liberate? "Si potrà
valutare dopo i rilievi per le eventuali bonifiche" risponde l'assessore
Rozza spiegando che "intanto togliamo i 'cadaveri' e rendiamo le aree a
verde prato".
Altre
7 scuole saranno invece abbattute e ricostruite: un ampliamento del
precedente piano demolizioni che ne prevedeva solo 4 grazie ai fondi
statali:
"Non usiamo le risorse che arrivano dal governo per ridurre gli
investimenti del Comune - ha sottolineato Rozza - ma in aggiunta". Di
87,4 milioni (di cui 30 fondi del Governo) il programma sui sette
edifici, ovvero le elementari di
via Magreglio,
via Viscontini (demolizione in corso),
via Brocchi, via Pisa
(già demolita), via Puglie e le medie di
via Strozzi
e via Hermada
(in gara, con 46 offerte ammesse alla base di gara e 13 offerte anomale
che sono attualmente in fase di analisi: l'assegnazione dell'appalto
verrà fatta realisticamente per primavera e da lì inizierà l'iter di
abbattimento e successiva ricostruzione).
Tre di queste, Viscontini, Brocchi e Strozzi, saranno ricostruite in legno:
l'iter in fase più avanzata è quello per la scuola di
via Viscontini, per la quale è a gara il progetto preliminare:
"sono già giunte otto offerte" ha spiegato Rozza. "Non vedremo le
realizzazioni sotto questa amministrazione ma alla prossima ma andiamo
avanti con queste soluzioni innovative".
Per quanto riguarda l'edificio di
via Brocchi esiste l'ipotesi
di un "modulo di edilizia scolastica provvisoria", una sorta di scuola
temporanea in area limitrofa che è attualmente in fase di studio e che
potrebbe essere una modalità da utilizzare per
il futuro in situazioni analoghe.
Intanto, dopo il caso della scuola di
via Gattamelata,
arriva anche il piano "anti sfondellamenti", messo in campo dal
Comune per prevenire i rischi di distacchi di intonaco dai soffitti
degli edifici: a 200mila euro stanziati per un piano di indagini sulle
strutture, si potrebbero aggiungere altri fondi
stanziati dal governo che "ha deciso di finanziare anche le indagini
diagnostiche".
Procede anche il piano di rimozione dell'amianto: "L'obiettivo dell'amministrazione è di eliminare l'amianto da tutte le scuole". Dopo il caso di
viale Puglie, l'assessorato ha
presentato un esposto contro l'Ati che ha in appalto i rilievi negli
edifici comunali: "Con l'avvocatura abbiamo presentato un esposto alla
procura e chiesto la rimozione del responsabile
dell'Ati - ha spiegato Rozza - perché ci è stato detto che nella scuola
di via Crespi non c'era amianto e invece lo abbiamo trovato".
ChiamaMilano, 1/12/2015
http://www.chiamamilano.it/17 settembre 2015
L'Aquila, dopo oltre sei anni dal sisma a scuola ancora nei container ...
Lunedi
14 settembre 2015 la campanella del primo giorno di scuola è suonata
anche all’Aquila. Nella città abruzzese, a sei anni dal terremoto, circa
6 mila studenti di 25 istituti
scolastici sono ancora nei MUSP, i Moduli ad Uso Scolastico
Provvisorio. I MUSP sono dei container utilizzati in sostituzione degli
edifici scolastici danneggiati dal sisma del 6 aprile 2009. I 33 moduli,
realizzati in città e in alcuni comuni della provincia per garantire il normale proseguimento delle attività
didattiche, in attesa della ricostruzione delle scuole danneggiate o
distrutte dal sisma, da provvisori sembrano diventati permanenti. E dopo
sei anni, mostrano ormai i segni del tempo: avvallamenti
dovuti al peso della neve, aerazione non adeguata, problemi al sistema
fognario, … . E per la manutenzione il Comune sta spendendo migliaia di
euro.
Sembra
incredibile, ma ad oggi nessun istituto scolastico è stato ricostruito
all’Aquila. Se teniamo conto dei sei anni già trascorsi e del fatto che
per costruire ex novo un
edificio scolastico ci vogliano mediamente 3/4 anni, se ne conclude che
un’intera generazione di studenti aquilani avrà concluso il percorso
dell’obbligo scolastico senza aver mai frequentato una “vera” scuola, un
edificio scolastico con strutture adeguate.
La ricostruzione degli edifici scolastici a l’Aquila è ancora ad una fase iniziale. I fondi sono già disponibili.
"Sono arrivati solo a metà 2013 e quindi fino ad allora, per legge, non potevamo fare nessun progetto", ha dichiarato il sindaco dell'Aquila Massimo Cialente interpellato dall'ANSA -
A breve dovrebbero cominciare i lavori in due scuole, per le altre
spero entro fine anno e l'inizio del prossimo. Purtroppo la
ricostruzione pubblica è quella più indietro, e non solo qui, siamo in
ginocchio per lungaggini burocratiche e troppi ricorsi al
Tar".
A
tutti gli studenti abruzzesi auguriamo di poter al più presto
percorrere e completare il loro percorso di studi in una vera scuola,
all’insegna della qualità dei contenuti e
della sicurezza degli edifici.
20 aprile 2015
Edilizia scolastica: tutto bene per la Ministra, il governo c'è, i soldi pure ...
Dopo
il crollo della scuola di Ostuni (ma ricordiamo anche i crolli di
Bagheria [clicca qui], Sanremo e Manerbio [clicca qui] per limitarci
alle ultime settimane), la Ministra dell’Istruzione Stefania Giannini ha
risposto durante il [question time] alla Camera dei Deputati di
mercoledì 15 aprile 2015 ad un’interrogazione parlamentare (M5S) sulla
sicurezza nelle scuole di studenti e docenti.
La registrazione video dell'intervento della Ministra Giannini [clicca qui] (dal minuto 43:26 al minuto 50:26).
Riportiamo dal Sole24Ore del 18 aprile 2015:
Dopo
aver ricordato «la costituzione dell’osservatorio per l’edilizia con
compiti specifici di programmazione» e «l’avvio dell’Anagrafe
dell’edilizia scolastica, che sarà resa pubblica il 22 aprile», il
ministro dell’Istruzione ha snocciolato i numeri delle risorse messe in
campo dall’esecutivo per le scuole belle, nuove e sicure.
«Le azioni già avviate – ha spiegato – si muovono su tre livelli fondamentali: la sicurezza delle scuole, l’adeguamento strutturale e l’abbellimento e l’edificazione di nuovi edifici ove necessario. Nel primo caso abbiamo stanziato finora in tutto 540 milioni che hanno consentito 2.264 interventi già realizzati, di cui 692 di messa in sicurezza e altri 1.636 aggiudicati e da realizzare nei prossimi mesi. All’adeguamento strutturale – ha continuato Giannini – sono riservati 280 milioni effettivi che sono stati programmati per un totale di 17mila interventi nei prossimi 2 anni, incluso questo. Infine, il grande programma di mutui della Bei per un complessivo ammontare di 940 mln e 4mila interventi previsti». Questo «dà la misura dell’intervento imponente del governo a cui si associano – ha aggiunto il ministro – le misure contenute nel Ddl La Buona Scuola, in cui 300 milioni sono utilizzabili per la costruzione di nuove scuole e 40 per il monitoraggio. Mi sembra – ha concluso – un’azione complessiva, strutturale che ci auguriamo potrà evitare episodi come quelli tristemente ricordati».
«Le azioni già avviate – ha spiegato – si muovono su tre livelli fondamentali: la sicurezza delle scuole, l’adeguamento strutturale e l’abbellimento e l’edificazione di nuovi edifici ove necessario. Nel primo caso abbiamo stanziato finora in tutto 540 milioni che hanno consentito 2.264 interventi già realizzati, di cui 692 di messa in sicurezza e altri 1.636 aggiudicati e da realizzare nei prossimi mesi. All’adeguamento strutturale – ha continuato Giannini – sono riservati 280 milioni effettivi che sono stati programmati per un totale di 17mila interventi nei prossimi 2 anni, incluso questo. Infine, il grande programma di mutui della Bei per un complessivo ammontare di 940 mln e 4mila interventi previsti». Questo «dà la misura dell’intervento imponente del governo a cui si associano – ha aggiunto il ministro – le misure contenute nel Ddl La Buona Scuola, in cui 300 milioni sono utilizzabili per la costruzione di nuove scuole e 40 per il monitoraggio. Mi sembra – ha concluso – un’azione complessiva, strutturale che ci auguriamo potrà evitare episodi come quelli tristemente ricordati».
Una
risposta che non ha soddisfatto i deputati di M5S, secondo i quali «di
fronte a una situazione di allarme il governo nel Def prevede di
tagliare da qui al 2020 lo 0,2% del Pil destinato all’istruzione» e «a
fronte di un fabbisogno per l’edilizia scolastica di diversi miliardi di
euro, prevede investimenti per soli 130 milioni nei prossimi 5 anni»
con fondi «che tra l’altro, sono il frutto di provvedimenti di
precedenti governi».
L’utilizzo di gran parte dei fondi previsti [per l’edilizia scolastica] è ancora tutto sulla carta. Tanto per fare un esempio, il “decreto mutui”, già previsto dall’ex ministro Maria Chiara Carrozza e che secondo il Miur permetterà di investire 940 milioni, è arrivato in Gazzetta più o meno un mese fa, ma ancora si attendono i decreti attuativi. Si fa attendere anche il provvedimento per sbloccare i 350 milioni disponibili per le ristrutturazioni energetiche delle scuole, più volte dato per imminente dal ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, mentre ancor più in ritardo è l’utilizzo dei 300 milioni Inail , previsti da un decreto del “fare” di luglio 2013 e inseriti nel ddl sulla Buona Scuola. Sul fronte del fondi Pon, infine, per la programmazione 2014-2020 le scuole, dice il Miur, possono contare su un budget di 380 milioni. Tutte risorse che, però, sono ancora da programmare.
(Alessia Tripodi, IlSole24Ore, 18 aprile 2015)
L’utilizzo di gran parte dei fondi previsti [per l’edilizia scolastica] è ancora tutto sulla carta. Tanto per fare un esempio, il “decreto mutui”, già previsto dall’ex ministro Maria Chiara Carrozza e che secondo il Miur permetterà di investire 940 milioni, è arrivato in Gazzetta più o meno un mese fa, ma ancora si attendono i decreti attuativi. Si fa attendere anche il provvedimento per sbloccare i 350 milioni disponibili per le ristrutturazioni energetiche delle scuole, più volte dato per imminente dal ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, mentre ancor più in ritardo è l’utilizzo dei 300 milioni Inail , previsti da un decreto del “fare” di luglio 2013 e inseriti nel ddl sulla Buona Scuola. Sul fronte del fondi Pon, infine, per la programmazione 2014-2020 le scuole, dice il Miur, possono contare su un budget di 380 milioni. Tutte risorse che, però, sono ancora da programmare.
(Alessia Tripodi, IlSole24Ore, 18 aprile 2015)
3 marzo 2015
Disagio edilizio, gli studenti segnalano il degrado delle nostre scuole
Ieri, 3 marzo 2015, l'ennessimo crollo [a sinistra la foto della classe] in un edificio scolastico, la Scuola Elementare Giuseppe Cirrincione di Bagheria, comune a pochi chilometri da Palermo. Due feriti, dieci punti di sutura alla testa di una bambina di sei anni, trauma cranico per un bambino [clicca qui].
E' solo l'ultimo di una lunga ed interminabile sequenza di incidenti nelle nostre scuole di ogni ordine e grado. Impossibile tenere la conta.
Da poche settimane alcuni studenti del Liceo Classico Manzoni di Milano hanno promosso una pagina, "Disagio edilizio", per commentare e postare foto sullo stato di degrado delle scuole italiane, a partire da quelle di Milano.
"Siamo gli studenti del Liceo classico Manzoni di Milano. Durante la nostra recente occupazione abbiamo iniziato una raccolta di foto di scuole in tutta Italia con gravi problemi di sicurezza degli spazi e integrità strutturale. La situazione infatti è drammatica e deve essere un punto fondamentale dell'intervento dello Stato che è più che mai necessario. La sicurezza degli studenti è messa in pericolo ogni giorno e non si può garantire il diritto allo studio. Vi invitiamo a denunciare le situazioni delle vostre scuole e a condividere e diffondere questa iniziativa! #disagioedilizio".
Ed ancora: "Mostriamo a tutti cosa si nasconde dentro i muri delle nostre scuole con una raccolta di foto che arrivano da tutta Italia. Il problema edilizio è molto urgente, e non può essere messo in secondo piano. Prima di parlare di una scuola digitale e tecnologizzata dovremmo preoccuparci di garantire una scuola che non cada a pezzi. Questa è, purtroppo, la vera scuola".
Partecipiamo con le nostre foto!
E' solo l'ultimo di una lunga ed interminabile sequenza di incidenti nelle nostre scuole di ogni ordine e grado. Impossibile tenere la conta.
Da poche settimane alcuni studenti del Liceo Classico Manzoni di Milano hanno promosso una pagina, "Disagio edilizio", per commentare e postare foto sullo stato di degrado delle scuole italiane, a partire da quelle di Milano.
"Siamo gli studenti del Liceo classico Manzoni di Milano. Durante la nostra recente occupazione abbiamo iniziato una raccolta di foto di scuole in tutta Italia con gravi problemi di sicurezza degli spazi e integrità strutturale. La situazione infatti è drammatica e deve essere un punto fondamentale dell'intervento dello Stato che è più che mai necessario. La sicurezza degli studenti è messa in pericolo ogni giorno e non si può garantire il diritto allo studio. Vi invitiamo a denunciare le situazioni delle vostre scuole e a condividere e diffondere questa iniziativa! #disagioedilizio".
Ed ancora: "Mostriamo a tutti cosa si nasconde dentro i muri delle nostre scuole con una raccolta di foto che arrivano da tutta Italia. Il problema edilizio è molto urgente, e non può essere messo in secondo piano. Prima di parlare di una scuola digitale e tecnologizzata dovremmo preoccuparci di garantire una scuola che non cada a pezzi. Questa è, purtroppo, la vera scuola".
Partecipiamo con le nostre foto!
8 settembre 2014
In Italia troppi alunni per classe (di P. Almirante)
Secondo
il primo rapporto internazionale sull'Efficienza della spesa per l'educazione, condotto da Peter Dolton, esperto mondiale di economia
dell'educazione della London School of Economics, insieme a Oscar
Marcenaro Gutiérrez dell'Università di Malaga e ad Adam Still di Gems
Education Solutions, tra i motivi della inefficienza della scuola
italiana, e del consueto fondo della graduatoria dell’Ue, ci sarebbe
anche l’elevato numero di alunni per classe.
Che
appare strano, perché ci hanno sempre detto e ripetuto il contrario e
cioè che in Italia ci sarebbero troppi docenti in rapporto agli alunni. E
invece improvvisamente si scopre che, con dati ufficiali e quindi
neutri, le denunce venute da tutta Italia contro le cosiddette classi
pollaio hanno una loro circostanziata verità. Cosicché tra i motivi
della inefficienza della scuola italiana, tastata dall’Ocse, che ci
sbatte "tra gli ultimi della classe", c’è l’eccessivo numero di
alunni per classe. Tanto che il rapporto suggerisce all’Italia, per
guadagnare qualche posto in classifica, di utilizzare due alternative: o
aumentare gli stipendi degli insegnanti o ridurre il rapporto
prof-studenti.
Ben
sapendo che entrambi i suggerimenti sono inattuabili, questo primo
rapporto, commissionato da Gems e presentato a Londra, e che analizza
"l'efficienza con cui vengono allocati i budget per l'istruzione in
ciascun paese, conferma che l'Italia potrebbe ottenere risultati Pisa
ai livelli della Finlandia, se riducesse il rapporto insegnante-allievo
da 10,8 a 8,2 alunni per ogni insegnante (-24,4%). O, in alternativa, se
aumentasse lo stipendio degli insegnanti dalla media attuale di 31.460
dollari a 34.760 dollari, cioè un aumento del 10,5%.”
“Stando
a questi calcoli l'Italia, per avere un migliore rapporto
qualità-prezzo, dovrebbe spendere di più e ridurre il numero di allievi
per insegnante o aumentarne lo stipendio".
Se
dunque si dovesse prendere questa analisi internazionale con le dovute
attenzioni, cercando gli opportuni ripari, si capisce bene che la scuola
italiana non ha alternative di miglioramento, sia perché hanno bloccato
i contratti e quindi anche gli aumenti salariali, e sia perché, oltre a
mancare ancora scuole e strutture, nelle nostre aule scolastiche si può
andare fino a un massimo di 29 alunni nella scuola dell’infanzia, 27
nella primaria, 30 nella secondaria di primo e di secondo grado. Ma
anche oltre i 30 alunni per evitare di comporre classi inferiori a 27
che è il minimo per le classi iniziali.
(Pasquale Almirante, 7.9.2014, tecnicadellascuola.it)
26 febbraio 2014
"La stabilità delle aule scolastiche è un fatto di credibilità, di dignità, di onore"
"Non è credibile un Paese che non mette in cantiere una gigantesca battaglia perché la stabilità delle aule e dei nostri edifici scolastici sia importante, io dico ancora di più della stabilità dei conti. La stabilità delle aule scolastiche è un fatto di credibilità, è un fatto di dignità, è un fatto di onore. Guardate che quando avete detto nel corso del vostro dibattito di questa mattina che il problema della scuola è ideologico, permettetemi di dire che non c’è niente di ideologico nel fatto di avere dei denari bloccati nel Patto di stabilità interno e non spesi dagli amministratori. La lettera ai colleghi sindaci – ormai per me ex – lo dico sottolineandolo tre volte, nasce non dal bisogno dell'anagrafe scolastica, ma dal bisogno di poter coinvolgere la parte più vicina ai cittadini in questo processo di cambiamento. Concretamente, sul tema dell'edilizia scolastica entro il 10 marzo attenderemo le risposte degli amministratori locali, ma vogliamo attivarci nel periodo tra il 15 giugno ed il 15 settembre affinché, tornando nelle aule all'inizio dell'anno scolastico 2014-2015 sia visibile, plastica, evidente la opera di investimento che verrà fatta" (replica del Primo Ministro Matteo Renzi, Camera dei Deputati, 25 febbario 2014).
Poi l'annuncio del nuovo Primo Ministro dell’avvio del filo diretto con docenti e alunni avvenuto nell’istituto Coletti di Treviso, prima tappa del tour che lo porterà a visitare tante scuole: "Se c'è qualcosa che non va poi me lo segnalate alla casella matteo@governo.it".
I lettori di Repubblica.it possono invece mandare le loro segnalazioni su situazioni di scuole in rovina, danneggiate o bisognose di interventi, inviando (indicando nome della scuola e città) foto e video all'indirizzo fotolettori@repubblica.it o utilizzando su Twitter l'ashtag #riparala. Le prime foto [clicca qui].
Poi l'annuncio del nuovo Primo Ministro dell’avvio del filo diretto con docenti e alunni avvenuto nell’istituto Coletti di Treviso, prima tappa del tour che lo porterà a visitare tante scuole: "Se c'è qualcosa che non va poi me lo segnalate alla casella matteo@governo.it".
I lettori di Repubblica.it possono invece mandare le loro segnalazioni su situazioni di scuole in rovina, danneggiate o bisognose di interventi, inviando (indicando nome della scuola e città) foto e video all'indirizzo fotolettori@repubblica.it o utilizzando su Twitter l'ashtag #riparala. Le prime foto [clicca qui].
13 febbraio 2014
Ore 9, lezione di crolli: niente teoria, solo pratica
Non è accaduto l’irreparabile. Ma ci siamo andati vicino. Il crollo del
soffitto di una scuola a Palermo non è nemmeno una novità: avete già
dimenticato il caso dell’istituto Antonio Ugo che risale appena al
novembre scorso? Allora il controsoffitto si sbriciolò di notte.
Stavolta, all’elementare Marinella Bragaglia (zona Mezzomonreale)
c’erano i bambini, dentro. Stavano seguendo serenamente una lezione in
quello che dovrebbe essere il posto più sicuro assieme alla propria
casa. Così funziona nei paesi civili. Ma a Palermo oggi è difficile
trovare qualcosa che funzioni: tutto crolla e solo Dio (per i credenti) e
la buona sorte hanno protetto i bambini del plesso Marinella Bragaglia.
Un tempo i genitori, prima di iscrivere un figlio a scuola, si
preoccupavano dei programmi, della didattica, chiedevano consigli alla
vecchia zia maestra in pensione o al professore inquilino della porta
accanto. Oggi per scegliere la scuola è meglio chiedere lumi a un
ingegnere della protezione civile.
(di Massimo Lorello, http://dettotranoi-palermo.blogautore.repubblica.it, 13 feb 2014)
(di Massimo Lorello, http://dettotranoi-palermo.blogautore.repubblica.it, 13 feb 2014)
19 ottobre 2013
Approvato dalla Giunta milanese il programma triennale delle Opere Pubbliche 2014-2015-2016
Il 14 ottobre 2013 la Giunta del Comune di Milano ha approvato la delibera di adozione del
Programma triennale delle Opere Pubbliche 2014-2015-2016.
Per legge le Amministrazioni comunali devono inserire nel PTO l’elenco delle opere che intendono realizzare. Il documento, che deve essere adottato dalla Giunta entro il 15 ottobre, viene quindi sottoposto all’esame del Consiglio comunale in sede di approvazione del Bilancio di previsione.
Il capitolo Edilizia scolastica è in gran parte assorbito dalle bonifiche dell’amianto: oltre 35 milioni dei complessivi 42 milioni. Sono inoltre previsti due milioni di euro per la riqualificazione della scuola del Parco Trotter.
Per legge le Amministrazioni comunali devono inserire nel PTO l’elenco delle opere che intendono realizzare. Il documento, che deve essere adottato dalla Giunta entro il 15 ottobre, viene quindi sottoposto all’esame del Consiglio comunale in sede di approvazione del Bilancio di previsione.
Il capitolo Edilizia scolastica è in gran parte assorbito dalle bonifiche dell’amianto: oltre 35 milioni dei complessivi 42 milioni. Sono inoltre previsti due milioni di euro per la riqualificazione della scuola del Parco Trotter.
3 settembre 2013
Partita la ricostruzione della scuola materna di via Del Volga
Dopo anni di attesa è partita la ricostruzione della scuola materna di via Del Volga a Bruzzano.
Era il 2007 quando l’edificio fu dichiarato inagibile per la presenza
di amianto in alcuni elementi strutturali. Qualche settimana dopo
l’edificio fu inserito dal Consiglio comunale, con delibera del 20
giugno 2007 (PG 565138), nell’integrazione del Piano Triennale delle
opere pubbliche.
Fino a tutto il 2011 l’edificio è rimasto invece in
totale stato di abbandono e incuria, poiché nel 2008 l’amministrazione
scelse di esternalizzare la realizzazione del progetto e tutto si fermò:
la pratica rimase in giacenza, il bando non fu mai stilato.
Poi una
delibera di Giunta (n.58 del 18 Novembre 2011) approvò il progetto
definitivo di demolizione e ricostruzione, e adesso questo progetto può
partire.
Dopo la bonifica dall’amianto, inizieranno i lavori per la
costruzione di una nuova scuola che ospiterà 5 sezioni, per una
superficie complessiva di 1.400 mq. L’edificio sarà in muratura con
impianti che utilizzeranno energie alternative per la produzione del
riscaldamento e dell’acqua calda, e avrà spazi attrezzati e adeguati
all’utilizzo didattico. La durata prevista dei lavori è di circa 400
giorni e l’importo dell’intervento (bonifica, demolizione e
ricostruzione) è di 3 milioni e 750 mila euro.
(post di Cinzia Cena da Facebook del 3 settembre 2013)
28 luglio 2013
Palazzo Marino apre il primo spazio comune della città al centro sportivo Iseo
Milano, 28 luglio 2013 – Nasce in via Iseo, presso il Centro sportivo di Milano Sport, il primo ‘Spazio Comune’ della città a disposizione di comitati, associazioni o gruppi di cittadini.
Lo ha deciso la Giunta comunale approvando la delibera che, nell’ambito del progetto dei “Negozi civici”, dà il via libera alla realizzazione del primo spazio dedicato alla partecipazione e all’incontro tra i cittadini.
“Il nostro obiettivo – spiega Milly Moratti, delegata del Sindaco al Progetto della Rete degli Sportelli territoriali di partecipazione civica – è quello di creare uno ‘Spazio Comune’ in ognuna delle nove Zone della città. Un luogo aperto e gratuito, in cui vogliamo recepire i bisogni dei residenti, delle associazioni e di tutte le realtà attive nei quartieri, offrendo spazi e servizi. Sono contenta che il primo ‘Spazio Comune’ sorga in Zona 9, in un luogo segnato in passato da problemi e disagi. Sarà un segnale forte e positivo. E mi auguro che i cittadini ci aiutino a scegliere i prossimi spazi”.
Lo ‘Spazio Comune’ della Zona 9 sarà pienamente operativo subito dopo l’estate. Al termine di una fase di sperimentazione di sei mesi sarà scelto il modo più efficace per gestire e disciplinare l’uso degli spazi, così da replicarne il modello nelle altre Zone della città.
Gli ‘Spazi Comuni’ non saranno sportelli o uffici, ma luoghi di partecipazione e servizio, in cui condividere attività e progetti. Lo Spazio di Zona 9 sarà un luogo polifunzionale in cui favorire il dialogo tra Amministrazione e cittadini e incentivare la partecipazione civica nel quadro delle azioni e dei progetti che la Giunta sta attuando.
Ci sarà uno spazio dedicato alla lettura dei giornali, wi-fi gratuito e una postazione informatica connessa al Comune di Milano. Gli spazi saranno messi a disposizione per riunioni di associazioni, comitati o gruppi di cittadini; organizzazione di attività culturali quali proiezioni, dibattiti, presentazioni; organizzazione di sportelli gratuiti di orientamento e consulenza, in collaborazione e coordinamento con quanto già promosso dal Consiglio di Zona. È in programma anche l’apertura di uno “Spazio Comune Verde” nel giardino del Centro Sportivo con attività di condivisione e informazione sulla gestione del verde pubblico.
Ufficio Stampa del Comune di Milano
Lo ha deciso la Giunta comunale approvando la delibera che, nell’ambito del progetto dei “Negozi civici”, dà il via libera alla realizzazione del primo spazio dedicato alla partecipazione e all’incontro tra i cittadini.
“Il nostro obiettivo – spiega Milly Moratti, delegata del Sindaco al Progetto della Rete degli Sportelli territoriali di partecipazione civica – è quello di creare uno ‘Spazio Comune’ in ognuna delle nove Zone della città. Un luogo aperto e gratuito, in cui vogliamo recepire i bisogni dei residenti, delle associazioni e di tutte le realtà attive nei quartieri, offrendo spazi e servizi. Sono contenta che il primo ‘Spazio Comune’ sorga in Zona 9, in un luogo segnato in passato da problemi e disagi. Sarà un segnale forte e positivo. E mi auguro che i cittadini ci aiutino a scegliere i prossimi spazi”.
Lo ‘Spazio Comune’ della Zona 9 sarà pienamente operativo subito dopo l’estate. Al termine di una fase di sperimentazione di sei mesi sarà scelto il modo più efficace per gestire e disciplinare l’uso degli spazi, così da replicarne il modello nelle altre Zone della città.
Gli ‘Spazi Comuni’ non saranno sportelli o uffici, ma luoghi di partecipazione e servizio, in cui condividere attività e progetti. Lo Spazio di Zona 9 sarà un luogo polifunzionale in cui favorire il dialogo tra Amministrazione e cittadini e incentivare la partecipazione civica nel quadro delle azioni e dei progetti che la Giunta sta attuando.
Ci sarà uno spazio dedicato alla lettura dei giornali, wi-fi gratuito e una postazione informatica connessa al Comune di Milano. Gli spazi saranno messi a disposizione per riunioni di associazioni, comitati o gruppi di cittadini; organizzazione di attività culturali quali proiezioni, dibattiti, presentazioni; organizzazione di sportelli gratuiti di orientamento e consulenza, in collaborazione e coordinamento con quanto già promosso dal Consiglio di Zona. È in programma anche l’apertura di uno “Spazio Comune Verde” nel giardino del Centro Sportivo con attività di condivisione e informazione sulla gestione del verde pubblico.
Ufficio Stampa del Comune di Milano
24 maggio 2013
Il ministro Carrozza: prima di tutto investire nell'edilizia scolastica
Maria Chiara Carrozza, Ministro dell’Istruzione da neanche un mese, si è immediatamente scontrata con la mancanza di
risorse. Interpellata il 24 maggio scorso ai microfoni di Nove in Punto su Radio 24, ha dipinto un quadro a tutti noi già noto:
“Siamo in una situazione drammatica, dobbiamo mettere in sicurezza le nostre scuole, dobbiamo metterle in grado di proteggere i nostri bambini. Abbiamo bisogno prima di tutto di un investimento nell’edilizia scolastica e poi abbiamo bisogno di più insegnanti”.
“Siamo in una situazione drammatica, dobbiamo mettere in sicurezza le nostre scuole, dobbiamo metterle in grado di proteggere i nostri bambini. Abbiamo bisogno prima di tutto di un investimento nell’edilizia scolastica e poi abbiamo bisogno di più insegnanti”.
16 aprile 2013
38 milioni per le nuove scuole
In chiusura di legislatura il ministro dell'Istruzione Francesco Profumo ha avviato, con la direttiva del 26 marzo 2013, il procedimento che dovrebbe aprire la strada a una prima serie di interventi strutturali in materia di edilizia scolastica.
E’ previsto un investimento di 38 milioni di euro per la costruzione di nuove scuole attraverso lo strumento finanziario del fondo immobiliare. Il fondo immobiliare dovrà essere costituito attraverso una società di gestione del risparmio individuata dall'Ente locale o dalla Regione di riferimento tramite procedure a evidenza pubblica e sarà il mezzo finanziario per realizzare le nuove strutture grazie alla valorizzazione degli immobili pubblici obsoleti e a ogni ulteriore cofinanziamento.
All'interno della direttiva ci sono anche le nuove Linee guida per le architetture interne delle scuole. "Non più solo aule, ma - spiega il Miur in una nota - nuovi spazi di apprendimento in linea con l'innovazione nella scuola. Uno sguardo, quindi, verso il futuro strettamente collegato al più ampio piano di innovazione digitale delle scuole, di cui anche il recente decreto sui libri di testo costituisce un tassello. La direttiva rappresenta anche un ulteriore passo in avanti nel programma pluriennale per l'edilizia scolastica, la sicurezza nelle scuole e la costruzione di plessi altamente tecnologici, così come avvenuto in Emilia Romagna dopo il terremoto".
Il piano punta sulla sinergia tra istituzioni - Miur e Regioni in primis, sulle potenzialità e sul ruolo dei Fondi europei e sulla possibilità di impiegare i beni confiscati dalla mafia.
- Direttiva MIUR 26 marzo 2013/Finanziamenti per interventi di edilizia scolastica [clicca qui]
- Norme tecniche delle linee guida [clicca qui]
- Comunicati MIUR del 27 marzo 2013 [clicca qui] e dell'11 aprile 2013 [clicca qui]
8 marzo 2013
Finalmente buone notizie per la Cassinis: l’abbattimento è già a bando, a settembre il trasferimento degli alunni e l’inizio dei lavori
E’ di un paio di settimane fa l’ultima emergenza
della scuola media Cassinis di via Hermada a Niguarda: storia di un
edificio degli anni ’60, un prefabbricato destinato a stare in piedi 20
anni e che ne ha già 50, e che dopo aver ospitato generazioni di
studenti da tempo ha iniziato a dare segni di cedimento. Dai guasti al
riscaldamento agli allagamenti, fino al cedimento dei controsoffitti,
pian piano l’edificio ha iniziato ad autodemolirsi in attesa di un
intervento umano ‘sostanziale’ che non è mai arrivato. Quello che è
finalmente arrivato però, è la notizia che la struttura verrà abbattuta e
ricostruita: mercoledì sera, nel corso di un incontro coi genitori
degli studenti dell’istituto, il Vicesindaco Ada Lucia De Cesaris ha
dichiarato che “la scuola sarà abbattuta e ricostruita” in quanto non ha
più senso fare rattoppi qua e là, anche da un punto di vista economico.
Giubilo, quindi, per le sorti future della scuola, ma anche molta
preoccupazione per le famiglie degli alunni che a settembre verranno
trasferiti in altre sedi, che saranno individuate attraverso un percorso
condiviso tra l’assessore all’istruzione Francesco Cappelli e i
rappresentanti dei genitori, della scuola, e del CdZ9. Come abbiamo
spiegato nell’ultimo aggiornamento a riguardo, le scuole della zona che
avrebbero potuto svolgere la funzione di istituti-ponte nei tre anni
circa che realisticamente occorreranno per abbattere e ricostruire la
Cassinis sono state affittate dalla precedente amministrazione ad alcuni
istituti privati, quindi trovare una soluzione non sarà facile. Ma
l’importante è che il tempo di rimandare è finito: le procedure per il
bando di abbattimento sono già partite, e gli alunni non passeranno un
altro inverno nella malconcia struttura dove adesso si svolgono le
lezioni.
“Adesso però occorre pensare al futuro: bisogna sistemare i ragazzi per fargli vivere senza grandi disagi questo periodo, per non danneggiare la scuola come istituto, per non perdere iscritti, per conservare quel bel progetto educativo che per Niguarda è fondamentale” dice in proposito Antonella Loconsolo, vice presidente del Consiglio di Zona 9 e Presidente della commissione Educazione. “Mi sono commossa a sentire una mamma che, faticando un po' a parlare, ha detto: "Mia figlia non entrerà nella nuova scuola, ma sono contenta per i ragazzi che verranno". In realtà anche sua figlia entrerà: la palestra e gli spazi comuni della nuova Cassinis saranno concepiti proprio per un utilizzo da parte dei cittadini. Sono certa che tutti, anziani, genitori e figli potranno godersi una bella palestra, un luogo di cultura e di aggregazione nel cuore del quartiere”.
I lavori di ricostruzione costeranno circa 11 milioni di euro e dureranno dai due ai tre anni: due o tre anni di disagi, che regaleranno finalmente al quartiere una scuola nuova, quella che tutti coloro che si sono spesi per la Cassinis aspettavano da tempo.
A.Pozzi (da ChiamaMilano notiziario 528 del 08-03-2013)
“Adesso però occorre pensare al futuro: bisogna sistemare i ragazzi per fargli vivere senza grandi disagi questo periodo, per non danneggiare la scuola come istituto, per non perdere iscritti, per conservare quel bel progetto educativo che per Niguarda è fondamentale” dice in proposito Antonella Loconsolo, vice presidente del Consiglio di Zona 9 e Presidente della commissione Educazione. “Mi sono commossa a sentire una mamma che, faticando un po' a parlare, ha detto: "Mia figlia non entrerà nella nuova scuola, ma sono contenta per i ragazzi che verranno". In realtà anche sua figlia entrerà: la palestra e gli spazi comuni della nuova Cassinis saranno concepiti proprio per un utilizzo da parte dei cittadini. Sono certa che tutti, anziani, genitori e figli potranno godersi una bella palestra, un luogo di cultura e di aggregazione nel cuore del quartiere”.
I lavori di ricostruzione costeranno circa 11 milioni di euro e dureranno dai due ai tre anni: due o tre anni di disagi, che regaleranno finalmente al quartiere una scuola nuova, quella che tutti coloro che si sono spesi per la Cassinis aspettavano da tempo.
A.Pozzi (da ChiamaMilano notiziario 528 del 08-03-2013)
12 febbraio 2013
Povera Cassinis: crolla il controsoffitto, allagata la scuola.
Ancora disagi alla scuola media Cassinis. Della vicenda se ne è occupato il quotidiano "Il Giorno" nell'articolo che riportiamo interamente di seguito. Ma la notizia è stata registrata anche dal notiziario di ChiamaMilano [leggi] e sul sito di ReteScuole nell'articolo "Il diluvio dal cielo. I crolli nelle scuole. A rischio la sicurezza" inviato da Polibio [leggi].
Milano, 12 febbraio 2013 - «Sembra ci sia stato il terremoto», commenta un’insegnante mentre guarda le grosse falle aperte nei soffitti dell’atrio e del portico antistante la scuola media Cassinis. «Per fortuna non c’era nessuno». Perché l’allagamento che ha sconvolto la mattinata di 220 alunni si è verificato nel fine settimana. Ai bidelli e alla vicepreside, arrivati dopo le 7, non è rimasto altro da fare che ripulire l’atrio, tenere lontani i ragazzini dalle pozze e avvertire il Comune. «Sono anni che questa scuola deve essere demolita. E ricostruita». Zona Niguarda, in fondo a via Hermada il grigio prefabbricato monolitico da decenni è al centro della protesta delle famiglie residenti che qui mandano i loro figli. La Cassinis è stata una delle sei scuole nel mirino del comitato Una Crepa in Comune, sorto tre anni fa per chiedere all’allora Giunta Moratti interventi urgenti nei plessi scolastici di zona 9. Ma la Cassinis è l’unica che finora non ha ricevuto cure specifiche. E ieri è incorsa in un nuovo «cataclisma».
«Ho aperto il portone principale. Era tutto buio e mi sono ritrovata a camminare nell’atrio bagnato. Il soffitto era crollato. Ho avvertito subito segreteria e vicepreside», racconta la bidella protagonista della sgradevole «sorpresa» delle 7.30. La luce all’ingresso era saltata. «Sì è spaccato un calorifero della segreteria – spiega la vicepreside, Jole Bevilacqua – che si è allagata, insieme all’aula professori a fianco.
Poi l’acqua deve essere passata attraverso il pavimento fino a intaccare la controsoffittatura. Che ha ceduto». Anche il riscaldamento ha cominciato a non funzionare più. A quel punto la scuola ha avvertito gli uffici del Comune preposti agli impianti e all’edilizia scolastica. «Ho avvertito le famiglie di quanto era accaduto – continua la vicepreside – ma i tecnici sono arrivati subito, attorno alle 8. Hanno messo in sicurezza le due aree e portato via i pannelli da cui ancora gocciolava acqua.
Milano, 12 febbraio 2013 - «Sembra ci sia stato il terremoto», commenta un’insegnante mentre guarda le grosse falle aperte nei soffitti dell’atrio e del portico antistante la scuola media Cassinis. «Per fortuna non c’era nessuno». Perché l’allagamento che ha sconvolto la mattinata di 220 alunni si è verificato nel fine settimana. Ai bidelli e alla vicepreside, arrivati dopo le 7, non è rimasto altro da fare che ripulire l’atrio, tenere lontani i ragazzini dalle pozze e avvertire il Comune. «Sono anni che questa scuola deve essere demolita. E ricostruita». Zona Niguarda, in fondo a via Hermada il grigio prefabbricato monolitico da decenni è al centro della protesta delle famiglie residenti che qui mandano i loro figli. La Cassinis è stata una delle sei scuole nel mirino del comitato Una Crepa in Comune, sorto tre anni fa per chiedere all’allora Giunta Moratti interventi urgenti nei plessi scolastici di zona 9. Ma la Cassinis è l’unica che finora non ha ricevuto cure specifiche. E ieri è incorsa in un nuovo «cataclisma».
«Ho aperto il portone principale. Era tutto buio e mi sono ritrovata a camminare nell’atrio bagnato. Il soffitto era crollato. Ho avvertito subito segreteria e vicepreside», racconta la bidella protagonista della sgradevole «sorpresa» delle 7.30. La luce all’ingresso era saltata. «Sì è spaccato un calorifero della segreteria – spiega la vicepreside, Jole Bevilacqua – che si è allagata, insieme all’aula professori a fianco.
Poi l’acqua deve essere passata attraverso il pavimento fino a intaccare la controsoffittatura. Che ha ceduto». Anche il riscaldamento ha cominciato a non funzionare più. A quel punto la scuola ha avvertito gli uffici del Comune preposti agli impianti e all’edilizia scolastica. «Ho avvertito le famiglie di quanto era accaduto – continua la vicepreside – ma i tecnici sono arrivati subito, attorno alle 8. Hanno messo in sicurezza le due aree e portato via i pannelli da cui ancora gocciolava acqua.
Sono intervenuti anche i vigili del
fuoco che hanno dichiarato l’agibilità dell’edificio». Almeno 20
mamme e papà hanno ritirato i figli. I bidelli si sono messi di ramazza. Anche
un genitore ha dato una mano a ripulire i pavimenti. Nelle prime due ore di
lezione, gli alunni rimasti e i docenti si sono arrangiati a stare in classe
con i cappotti. Dopo due ore la temperatura è tornata a regime.
«Almeno in classe – sottolinea
una prof – perché
nella sala dove correggiamo i compiti fa sempre freddo. Il tetto non è più
coibentato, la lastra isolante si è consumata». Anche qualche
alunna di terza media lamenta «giorni nei quali non possiamo fare a meno del
giaccone». Stabile sorto a fine anni ’60 in via provvisoria, la media di
via Hermada da più di un decennio viene inserita, di amministrazione in
amministrazione, nei piani di demolizione e ricostruzione, date le condizioni
precarie. Ma i lavori, che richiederebbero un investimento di circa 11 milioni
di euro, vengono rinviati di continuo. Nei mesi scorsi anche il sindaco Pisapia
e l’ex assessore ai Lavori Pubblici Lucia Castellano avevano visitato la
struttura. «È stata inserita nel piano triennale delle opere del Comune –
afferma Antonella Lo Consolo, del Consiglio di zona 9 – ma
l’intervento non è ancora stato finanziato. È l’unica scuola media
dei questo quartiere, con un’utenza che va da piazzale Maciachini al
confine di Bresso. Ma è anche quella nelle peggiori condizioni di tutta la città».
Dal Comune fanno sapere che oggi i tecnici torneranno alla Cassinis per
risistemare plafone e pavimenti.
(Luca Salvi, Il Giorno Milano,
12 febbraio 2013)
7 febbraio 2013
Boom di ragazzi sui banchi, scatta l'allarme per le classi pollaio
L’incremento della popolazione scolastica si sente fortemente alle elementari: più 21.049. Ma anche alle superiori: più 13.384. Il boom viene frenato dal dato delle scuole medie, che il prossimo settembre vedrà una flessione degli iscritti pari a 7.727. È un dato rilevante, che accelera in realtà un percorso di crescita che dura da cinque anni di fila, secondo le rilevazioni del Miur. Dal 2008 al 2013 il numero degli iscritti è aumentato di 56.486 studenti (+0,8% complessivo) e sul quinquennio resta molto forte l’accelerazione alle elementari (59.362 in più, +3,7%), una crescita più contenuta alle medie (10.079, +0,4%) mentre il calo qui si vede invece alle scuole superiori: 12.955 alunni in meno (-0,5%).
I demografi, ma anche i dirigenti dell’Istruzione di lungo corso, imputano questa generale crescita scolastica alla forte immigrazione straniera pre-crisi, ovvero fino al 2008. D’altro canto l’ultimo censimento ha registrato 59 milioni e 433 mila residenti in Italia (la cifra più alta di sempre) a fronte di 250 mila italiani in meno. Il dato generale è attribuibile all’onda degli stranieri, che oggi superano i quattro milioni. E così accade nella scuola, che sempre più riceve figli di extracomunitari.
Il paese a due facce vede — come ha sottolineato il sito di Tuttoscuola —il crollo della scolarità al Sud e un aumento potente degli iscritti negli istituti lombardi (65 mila alunni in più negli ultimi cinque anni) e in Emilia Romagna (+10 per cento). Nell’Italia meridionale, isole comprese, nel quinquennio si sono registrati 148 mila alunni in meno. La flessione demografica di quell’area, tutt’altro che nuova, è costante e gli esperti prevedono che continuerà ancora per molto tempo, senza risparmiare nessuna regione. Basilicata, Calabria ma anche il Molise hanno picchi negativi tra il 7% e il 9%. Negli istituti superiori di alcune aree del Sud la decrescita formativa ha superato il 10%, e questo è un grave sintomo di dispersione scolastica. Fra l’altro, il ministero è in grave disagio perché al prosciugamento dei ragazzi iscritti non corrisponde una fuoriuscita di insegnanti. Nelle classi calabresi e molisane c’è un insegnante ogni 17 ragazzi, in Emilia Romagna uno ogni 21.
Il paese a due facce vede — come ha sottolineato il sito di Tuttoscuola —il crollo della scolarità al Sud e un aumento potente degli iscritti negli istituti lombardi (65 mila alunni in più negli ultimi cinque anni) e in Emilia Romagna (+10 per cento). Nell’Italia meridionale, isole comprese, nel quinquennio si sono registrati 148 mila alunni in meno. La flessione demografica di quell’area, tutt’altro che nuova, è costante e gli esperti prevedono che continuerà ancora per molto tempo, senza risparmiare nessuna regione. Basilicata, Calabria ma anche il Molise hanno picchi negativi tra il 7% e il 9%. Negli istituti superiori di alcune aree del Sud la decrescita formativa ha superato il 10%, e questo è un grave sintomo di dispersione scolastica. Fra l’altro, il ministero è in grave disagio perché al prosciugamento dei ragazzi iscritti non corrisponde una fuoriuscita di insegnanti. Nelle classi calabresi e molisane c’è un insegnante ogni 17 ragazzi, in Emilia Romagna uno ogni 21.
9 novembre 2012
Profumo: "Il sistema scolastico trovi un equilibrio di qualità"
Ma che vorrà dire il Ministro dell’Istruzione Francesco Profumo quando, in un’intervista al quotidiano la Repubblica pubblicata venerdì 7 novembre 2012, dice: "il sistema scolastico trovi un equilibrio di qualità"?
Ma insomma, i soldi per armare il nostro esercito ed acquistare i famigerati F-35 si trovano. E per mettere in sicurezza le nostre scuole? E per riscaldarle? Attendiamo la legge di stabilità.
Uno stralcio dell'intervista (ci limitiamo alle domande su sicurezza ed edilizia scolastica).
«Dobbiamo individuare le priorità del paese, e la scuola è la priorità. È il miglior investimento sul futuro per costruire un paese più moderno. Ho appena ascoltato il discorso presidenziale di Barack Obama, lo ha detto sette volte: una scuola migliore. La strada è segnata. Le priorità vanno individuate ora, in questo momento di difficoltà»
(…) Ministro Profumo, una scuola di qualità non si può fare al freddo. Alcuni presidenti delle province italiane minacciano di spegnere le caldaie e anticipare le vacanze di Natale ai ragazzi.
«Affronteremo la questione al più presto, ma dobbiamo farlo con serenità e un piano programmatico sul tema scuola. Dobbiamo valutare lo stato generale e far sì che il sistema scolastico trovi un nuovo equilibrio di qualità».
La scuola sarà una priorità per Obama, non sembra per il governo Monti: in Italia subisce tagli come tutto il resto.
«La scuola è una priorità per il governo Monti».
Ministro, lo stato degli edifici scolastici italiani è pessimo, in molti casi rischioso. Una scuola su cinque non è sicura, solo una su quattro ha i certificati in regola, una su dieci denuncia lesioni strutturali.
«La questione è in cima alla mia agenda dai primi giorni di governo e sulla sicurezza in questi undici mesi abbiamo speso un miliardo. Nelle ultime settimane abbiamo sbloccato 116 milioni deliberati dal governo precedente, nell’area del terremoto emiliano ne abbiamo spesi 120 e altri 50 sono arrivati dai comuni».
Antonio Saitta, il presidente della Provincia di Torino e dell’Upi che ha minacciato la chiusura dei riscaldamenti in classe, nei giorni scorsi le aveva scritto: «La mancanza di fondi potrebbe portare a soluzioni drastiche tra cui la chiusura di molte scuole».
«Ho visto il suo rapporto e non ho mai nascosto la situazione: il patrimonio scolastico italiano, in mano ai comuni e alle province, è vetusto. Ora dobbiamo partire con l’anagrafe del sistema edilizio e una programmazione che duri nel tempo».
Lei aveva indicato nella legge di stabilità i modi per trovare fondi per l’edilizia scolastica: il piano dell’innalzamento dell’orario di lavoro degli insegnanti è saltato, quei denari non ci sono più e mancano ancora 183 milioni da girare al Tesoro.
«Della legge di stabilità parlerò alla fine del percorso parlamentare, al massimo domenica» (…)
«Affronteremo la questione al più presto, ma dobbiamo farlo con serenità e un piano programmatico sul tema scuola. Dobbiamo valutare lo stato generale e far sì che il sistema scolastico trovi un nuovo equilibrio di qualità».
La scuola sarà una priorità per Obama, non sembra per il governo Monti: in Italia subisce tagli come tutto il resto.
«La scuola è una priorità per il governo Monti».
Ministro, lo stato degli edifici scolastici italiani è pessimo, in molti casi rischioso. Una scuola su cinque non è sicura, solo una su quattro ha i certificati in regola, una su dieci denuncia lesioni strutturali.
«La questione è in cima alla mia agenda dai primi giorni di governo e sulla sicurezza in questi undici mesi abbiamo speso un miliardo. Nelle ultime settimane abbiamo sbloccato 116 milioni deliberati dal governo precedente, nell’area del terremoto emiliano ne abbiamo spesi 120 e altri 50 sono arrivati dai comuni».
Antonio Saitta, il presidente della Provincia di Torino e dell’Upi che ha minacciato la chiusura dei riscaldamenti in classe, nei giorni scorsi le aveva scritto: «La mancanza di fondi potrebbe portare a soluzioni drastiche tra cui la chiusura di molte scuole».
«Ho visto il suo rapporto e non ho mai nascosto la situazione: il patrimonio scolastico italiano, in mano ai comuni e alle province, è vetusto. Ora dobbiamo partire con l’anagrafe del sistema edilizio e una programmazione che duri nel tempo».
Lei aveva indicato nella legge di stabilità i modi per trovare fondi per l’edilizia scolastica: il piano dell’innalzamento dell’orario di lavoro degli insegnanti è saltato, quei denari non ci sono più e mancano ancora 183 milioni da girare al Tesoro.
«Della legge di stabilità parlerò alla fine del percorso parlamentare, al massimo domenica» (…)
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